Politica

Il maxi-ponte di Natale degli onorevoli

Parlamento chiuso fino all'11 gennaio: una settimana in più dell'anno scorso TAGLI  La Camera risparmia i dipendenti protestano

Ormai le ferie non sarebbero rispettabili senza polemiche. Che sono, di norma, due: la guerra contro i compiti delle vacanze a scuola e quella contro i troppi giorni di pausa di cui usufruiscono deputati e senatori. Di fatto è un parallelismo da cui i poveri studenti escono due volte mazziati. Non solo perché i deputati e senatori i compiti non li hanno, ma anche perché tornano più tardi. Mentre i ragazzi saranno pronti con astucci e diari il 7 gennaio, i parlamentari scivoleranno di qualche giorno: la Camera riaccenderà i motori lunedì 11, il Senato il giorno dopo. Meglio addirittura dell’anno scorso, quando Montecitorio riaprì i battenti il 5 gennaio, Palazzo Madama il 7.   La nostra classe dirigente politica, inoltre, si è potuta ben preparare al Natale, mettendo nel computo anche i 10 giorni usufruiti dai deputati dal 4 al 14 dicembre. In realtà, come ha anche rivendicato la Boldrini nel tentativo di stemperare le polemiche per questo «assaggio» di vacanze, non si trattava di ferie, ma della sospensione dei lavori d’Aula per consentire alla Commissione Bilancio di approvare la Legge di Stabilità. Fatto sta, però, che molti deputati ne hanno approfittato per qualche giorno di relax. Tuttavia questo gap è stato incluso all’interno di un conto formulato dall’Huffington Post, che ha quantificato a 78 i giorni di ferie di Deputati e Senatori. Un numero che testimonia come sia molto faticoso arrivare a una corrispondenza tra classe politica e Paese reale, dove chi ha la fortuna di lavorare è costretto agli straordinari pur di scavallare la crisi.   Comunque c’è una cosa che accomuna studenti e parlamentari. Quello delle ferie è un nervo sensibilissimo, e toccarlo in nel modo giusto può generare miracoli. Così come la minaccia di passare le vacanze in città suscita impressionanti scatti di rendimento nei compiti in classe di parecchi scavezzacollo, più o meno lo stesso accade per i parlamentari. È bastato che il Presidente del Senato Pietro Grasso ventilasse «sedute a oltranza tra Natale e la Befana» per interrompere l’incredibile serie di fumate nere (ben trentuno) nell’elezione dei giudici costituzionali di spettanza parlamentare e fare in modo che si trovasse in tempi rapidissimi l’accordo tra il Partito Democratico e il MoVimento 5 Stelle capace di sanare la lunghissima anomalia istituzionale. E non manca, attorno alle vacanze, una piccola antologia di vicende curiose. Tipo la bagarre che si scatenò nel 2012, l’anno del picco della grande crisi, con gli italiani stesi dalla «cura da cavallo» tutta tasse del premier Mario Monti. In Parlamento, con un affollamento di poco meno di quindici decreti in scadenza a ridosso dell’estate si profilò l’ipotesi di un tour de force agostano. E Fabrizio Cicchitto, all’epoca capogruppo del Popolo delle Libertà alla Camera, arrivò a ventilare una crisi di governo: «Io ve lo dico - protestò con il ministro dei rapporti con il Parlamento Piero Giarda - se ci volete far stare qui fino al 12-13 di agosto, sono problemi vostri... A quel punto ve la dovrete trovare voi una maggioranza: in bocca al lupo!». Si scatenò un vespaio di polemiche, specialmente sui social network, valvola di sfogo degli italiani che tirano la cinghia. Cicchitto poi provò a rimediare: «È stato frainteso ciò che è stato detto scherzosamente tra Giarda e me. La mia preoccupazione - argomentò - è costituita dalla sovrapposizione di un numero straripante di decreti che rischiano di intasare i lavori parlamentari in luglio, agosto e settembre. Il resto lo lasciamo ai rottamatori». Per la cronaca, le Camere chiusero il 7 agosto, per una mesata, con l’avvertenza che avrebbero potuto essere convocate in qualsiasi momento. Ferragosto salvo, dunque e parlamentari a mollo. E sono ben lontani i tempi della Prima Repubblica in cui, per eleggere Leone al Quirinale, almeno la Vigilia di Natale se la dovettero fare «al lavoro».

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