(...) Insomma, se Cosentino è colpevole o meno lo stabilirà un processo che procede a rilento e con tanti imbarazzi per le contraddizioni dei pentiti e le risposte a tono di un imputato – innocente fino a prova contraria - scortato a ogni udienza da cinque secondini. Attendiamo fiduciosi. Nell’attesa repelle l’accanimento terapeutico, vedi l’ultimo, col divieto di incontrare la moglie Marisa nella sala colloqui del penitenziario di Terni. Ciò perché, a detta del giudice, in un altro processo la signora è alla sbarra per presunti favori al coniuge quand’era recluso a Secondigliano. Un incontro fra marito e moglie (non si vedono da 9 mesi) per i giudici potrebbe avere riflessi imprevedibili sui procedimenti in corso riferiti a fatti di oltre 10 anni fa. Però i due possono scriversi, anche parlarsi al telefono. Ma guardarsi negli occhi no. Una cattiveria, sbraitano gli avvocati, visto che in galera è tutto intercettato e videoregistrato. Che non ci sia pietà per quanti marciscono in cella in attesa di giudizio è provato dalle condizioni dei detenuti e dalle statistiche sulle assoluzioni. Ma non c’è pietà nemmeno per chi ha l’ergastolo passato in giudicato. Prendete il capomafia Bernardo Provenzano: ridotto un vegetale, in stato di incoscienza totale, il Padrino sta andando incontro alla morte murato vivo in 41 bis. Alla moglie e ai figli che lo vedono spegnersi dietro un vetro blindato, è fatto divieto di toccarlo, accarezzarlo, baciarlo per l’ultima volta. Siamo ai sacramenti della vendetta, all’estrema unzione della giustizia.
Se la giustizia non ha pietà
(...) Insomma, se Cosentino è colpevole o meno lo stabilirà un processo che procede a rilento e con tanti imbarazzi per le contraddizioni dei pentiti e le risposte a tono di un imputato – innocente...