Ha incarnato il renzismo ortodosso, quello duro e puro, confermandone di essere l’icona, anche nel momento più difficile. Come Maria Antonietta, Maria Elena Boschi ha affrontato il «patibolo» di Montecitorio con dignità e con quel mix di avvenenza e fermezza che l’ha sempre contraddistinta. Riuscendo a trasformare la mozione di sfiducia che nelle intenzioni grilline doveva gettarla nella polvere in una ribalta politica e mediatica rivoltasi contro i suoi agguzzini. Al di là del dato numerico - 129 voti a favore della sfiducia e 373 contrari (tra cui anche quello della stessa Boschi che si è autovotata): mozione respinta - l’esito politico dell’Aula è incontrovertibile: opposizione di centrodestra spaccata, MoVimento 5 Stelle annichilito, Sinistra Italiana - che per la prima volta vota con i grillini - attaccata dal Pd nonostante le defezioni giustificate con i concomitanti funerali della mamma di Vendola. Le opposizioni nel loro complesso vanno molto al di sotto dei 206 voti potenziali a disposizione, senza contare quelli del Misto. Insomma, un successo su tutta la linea. Per la Boschi, certo. Ma anche per il Pd e per il governo. E, soprattutto, per Renzi. Perché Maria Elena Boschi, insieme con Luca Lotti, rappresenta il renzismo meglio di chiunque altro. Sono loro due, Boschi e Lotti, i due vertici del «giglio magico». E se al giovane sottosegretario alla presidenza del Consiglio Renzi ha affidato il ruolo oscuro - ma neanche troppo - della gestione dei dossier sulle grandi aziende pubbliche (Rai, Poste, Eni, Trenitalia) e dei rapporti con il mondo dei salotti buoni dell’economia e della finanza e con l’alta burocrazia statale, all’altrettanto giovane ministra il premier ha consegnato il dicastero più politico. È la Boschi, in qualità di ministra per le Riforme e i Rapporti col Parlamento, a gestire gli aspetti caratterizzanti del renzismo al governo dell’Italia, a partire dalle riforme costituzionali fino ad arrivare all’Italicum. Trentacinque anni il prossimo 24 gennaio, maturità classica, laurea in giurisprudenza, avvocato. Maria Elena comincia a fare politica nel 2008, in un contesto non proprio rottamatore. Milita nella componente dalemiana ed è vicina a Michele Ventura, diessino, deputato per quattro legislature e candidato nel 2009 alle primarie a sindaco di Firenze. Verrà sconfitto proprio da quel Matteo Renzi che cambierà la vita della Boschi, oltre che del Partito democratico. Perché Maria Elena entra nella direzione del Pd fiorentino e con il sindaco scatta subito il colpo di fulmine, politicamente parlando. È lei uno dei volti nuovi della Leopolda e della rottamazione renziana e della Leopolda diventerà l’icona dalla prima all’ultima edizione dello scorso week-end. È lei, insieme all’attuale europarlamentare Simona Bonafè e a Sara Biagiotti, a coordinare la campagna elettorale di Renzi alle primarie per la premiership. Matteo verrà sconfitto da Bersani, ma la strada è ormai tracciata. Perché Maria Elena nel 2013 viene eletta in Parlamento senza passare per le primarie giacché inserita nel listino del segretario. Poi la debacle bersaniana - la non vittoria alle elezioni, l’incapacità di formare un governo, il fallimento sull’elezione di Marini e Prodi al Quirinale col conseguente richiamo in servizio di Napolitano - avvita il Pd in una spirale che porta al congresso, a nuove primarie. E stavolta Renzi non vince, stravince. Il neosegretario nomina la propria segreteria e nell’esecutivo Dem entrano tutti i giovani renziani, tra cui Boschi e Lotti. Ma l’ascesa non è finita. La coabitazione tra Renzi ed Enrico Letta dura poco. Matteo non impiega molto a sfrattare il premier da Palazzo Chigi e a prendere il proprio posto. Nel frattempo Maria Elena si è fatta consocere da tutta Italia, un po’ per la sua avvenenza, un po’ per il suo look giovane e sexy - tacco 15, gonna o pantaloni aderenti, maxibag alla moda, tailleur di sartoria - un po’ per la determinazione e la fermezza - qualcuno dice durezza - con cui affronta i nodi politici e porta avanti il renzismo ortodosso. Renzi la vuole con sé a Palazzo Chigi in un ruolo fondamentale e delicato: ministro per le Riforme e i Raporti col Parlamento. Storico il suo giuramento al Colle da Napolitano, con quel completo giacca-pantalone colo blu Capitan America. Maria Elena Boschi, la più paparazzata al mare d’estate, la più ammirata dalle colleghe, la più temuta e rispettata dagli avversari. Eppure single da tempo. Qualche gossip l’aveva avvicinata a un pallavolista serbo, notizia non confermata. Lei descrive così la propria vita: «Sono ingrassata un po’ e ancora single. Lavoro tantissimo. Sono single, dormo cinque ore a notte, torno a casa la sera tardissimo e, da sola, ceno con un bicchiere di latte. Il futuro? Mi piacerebbe avere tre figli». Tempo al tempo.
Determinata, bella e impossibile Così Maria Elena salva la faccia
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