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Padoan: linea dura del governo sui bond rischiosi

Il ministro dell’Economia Pier Carlo Padoan mostra i muscoli sulla questione dei prodotti finanziari rischiosi, soprattutto se venduti a clienti non adeguatamente informati. Intanto il presidente...

Il ministro dell’Economia Pier Carlo Padoan mostra i muscoli sulla questione dei prodotti finanziari rischiosi, soprattutto se venduti a clienti non adeguatamente informati. Intanto il presidente dei quattro istituti salvati, Roberto Nicastro, assicura che i 100 milioni di dotazione del fondo per i risparmiatori coinvolti sono una cifra adeguata. Gli interventi di rafforzamento strutturale del settore bancario adottati dal Governo «si accompagnano a una rinnovata attenzione all'applicazione rigorosa degli obblighi di diligenza, trasparenza e correttezza, applicabili ai servizi di investimento e alle offerte al pubblico di sottoscrizione e di vendita», dice Padoan parlando in Parlamento. Precisando che tali servizi «dovranno essere applicati in modo da non collocare gli strumenti più rischiosi presso clienti non in grado di comprendere l'effettivo rischio». Padoan ha ribadito che le autorità di vigilanza hanno ben operato e che «gli interventi a favore dei risparmiatori sono ben diversi di quelli per la ricapitalizzazione delle banche». E che «il progetto di ricapitalizzazione da parte del fondo interbancario, seppure in linea con le regole degli aiuti di Stato, non era ritenuto compatibile con la disciplina della risoluzione» e «avrebbe comunque comportato l'avvio di una risoluzione» da parte dell'Ue. Nicastro spiega che sono mille i casi «critici» che rappresentano «circa una trentina di milioni come impatto complessivo: sono quelli la massima priorità». L'analisi - afferma - si è concentrata soprattutto su 2 elementi: «da una parte focalizzarci sui piccoli risparmiatori con meno di 100 mila euro di risparmi presso le 4 banche, dall'altra ci siamo soffermati sulla concentrazione, ovvero quanti di questi bond subordinati fossero un pezzo importante o limitato del patrimonio dei clienti». E, «quello che abbiamo verificato è che ci sono 1.000 clienti che hanno oltre il 50%» del loro patrimonio investito nei bond subordinati. Un'80% ha una quota rischiosa attorno al 15%». Per nulla impaurito di una commissione d'inchiesta che scandagli gli ultimi 10 anni del sistema bancario, il presidente dell'Abi Antonio Patuelli afferma che «la tempistica dev'essere di mercato perchè non possono imporre tempistiche che implichino una svendita in modo che poi noi ne paghiamo le conseguenze».

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