«Quella degli arbitri è un’idea balzana. Sono assolutamente convinto che queste 30 mila persone che hanno perso i soldi, 970 milioni, devono essere risarcite al 100 per 100». È un Silvio Berlusconi in grandissima forma quello che ieri ha tenuto banco al Tempio di Adriano di Roma. Il Cav ha tirato bordate contro il premier Renzi (che a sua volta, di certo, non gli ha fatto sconti) e il suo governo, ma cavallerescamente non infierisce sul ministro Boschi, annunciando che Forza Italia non voterà la mozione dei 5 Stelle contro il ministro delle Riforme. Il leader azzurro tira al bersaglio grosso, Renzi e il suo governo, non solo perché «questo esecutivo è illegittimo e non è stato votato dagli italiani», ma soprattutto perché il premier «vuole essere il solo dominus, vuole tutto, pone i suoi uomini ovunque» ed è «molto, molto grave che nella Consulta non ci sia nemmeno un giudice di centrodestra». E questi sono solo alcuni dei «tanti motivi» che hanno indotto il suo partito, assieme a Lega e Fratelli d’Italia, a presentare la mozione di sfiducia contro l’intero esecutivo. Dopo il rinvio fatto a fine novembre, Berlusconi si è concesso al pubblico che è accorso numeroso per ascoltarlo in occasione della presentazione dell’ultimo libro di Bruno Vespa («È da 22 anni che accetta l'invito», fa i conti il conduttore di «Porta a porta») e ne approfitta per lanciare l’affondo al presidente del Consiglio, nel giorno in cui Renzi taglia fuori Forza Italia dalla trattativa sulla Consulta. Berlusconi non ha digerito lo strappo e non lesina critiche, giudicando «balzana» l’idea di affidare la vigilanza e il controllo sui prodotti finanziari delle banche a un arbitro. E ribadisce la necessità «che vengano risarciti tutti». L’ex premier si spinge oltre e chiede una verifica sui nomi di chi ha ricevuto prestiti. Perché, scandisce il leader azzurro, «si deve sapere se ci sono delle vicinanze non accettabili tra quegli istituti bancari e chi fa politica». Per Berlusconi «si deve fare trasparenza e si devono pubblicare i nomi di chi ha avuto soldi e non li ha restituiti provocando il dissesto delle banche». Nessun riferimento diretto ai protagonisti della vicenda Banca Etruria, ma in diversi dentro Forza Italia non nascondono un retropensiero maligno: «Se si scoprisse che a ricevere prestiti da quelle banche sono stati personaggi vicini a Renzi e Boschi?». Insomma, il Cavaliere, cavallerescamente, ha deciso di non cavalcare l’onda dell’antipolitica grillina, anche per non unirsi a chi, sulla vicenda della consulta, è apparso un competitor, ma di certo non risparmia stoccate e dubbi su Renzi. Quanto a se stesso, Berlusconi si dice certo di poter portare il centrodestra al 40%, ma sul suo ruolo definitivo rimanda a dopo la sentenza della Corte di Strasburgo che a suo dire «ribalterà» la sentenza Mediaset. Ciò non vuol dire che per il momento si farà da parte: «Sono in campo» e «faccio ancora paura alla sinistra», lo dimostra il fatto che «continuano i processi contro di me, come il Ruby ter». Ma nessun timore del voto, anzi «voteremmo anche domani», «se fossi il Capo dello Stato scioglierei le Camere subito», e il candidato premier sarà scelto con l’accordo di Lega e FdI, solo in ultima istanza con le primarie. Berlusconi non si sbilancia su Della Valle quale suo successore, ma non nasconde che lo accoglierebbe a braccia aperte e lo dichiara con l’immancabile battuta: «Magari Della Valle scendesse in campo e facesse le scarpe alla sinistra», dice del patron di di Hogan e Tod's. Un po’ tirato, invece, sui candidati sindaci, all’indomani del vertice con Salvini e Meloni: «I nomi li faremo nei primi due mesi del 2016», ma intanto annuncia che incontrerà a breve Stefano Parisi, manager che potrebbe correre per la poltrona di primo cittadino di Milano. E con Vespa (per dovere di cronaca diremo che il suo libro si intitola «Donne d’Italia), non è mancato il «siparietto». Il Cav, trascurando un po’ il volume, finito inevitabilmente in secondo piano, ha tirato fuori il programma del centrodestra condiviso con Meloni e Salvini. «Mica vorrà leggerlo?», lo ha arginato Vespa. «Ma no - ha risposto Berlusconi - però c’è».
Il Cav: «Ma quali arbitri Bisogna risarcire tutti»
Mozione di sfiducia all'esecutivo
