ecco i “pareggisti”

Gabrielli & Ruffini: lo sceriffo, l’esattore e l’ennesimo partito di centro (sinistra)

Presentato il nuovo cespuglio del campo largo

È ufficiale, con la nascita di Più Uno la sinistra ha abbandonato la strategia della scissione preferendo quella dell’addizione. Per anni la linea è stata ispirata alla “teoria del moscerino”, coniata da Corrado Guzzanti nei panni di Fausto Bertinotti (“Recital” del 2010); frutto di un’illuminazione avuta in una notte d’estate alle Bahamas (“dove ero andato ad aiutare certi compagni in difficoltà”). Il partito comunista avrebbe dovuto scindersi fino all’atomo creando migliaia di piccoli partiti comunisti, indistinguibili l’uno dall’altro, che cambiano continuamente nome e forma per attaccare la destra come gli insetti (“Perché ormai i grandi animali non fanno più paura”). Teoria ormai superata. Il timone del campo largo è già ampiamente puntato a babordo, tutto a sinistra. E allora se a sinistra non c’è più spazio non resta che occupare il centro. Senza scindersi però, al massimo sommandosi. Ieri a Roma l’ultimo tassello: è nato, per l’appunto, Più Uno, guidato dall’ex direttore dell’Agenzia delle Entrate Ernesto Maria Ruffini e dall’ex capo della Polizia Franco Gabrielli. Cosa vogliono fare? Vogliono allargare il campo, portare al voto gli indecisi, combattere l’astensionismo. Il cosa fare è ambizioso, il come è ancora avvolto nel mistero. Sono “Uguali per Costituzione”, come recita lo slogan sotto il logo, ma vogliono distinguersi con un sapiente cocktail di europeismo, egualitarismo favorendo la crescita economica.

Il Centro però ha una caratteristica: è un deserto di elettori pieno di partiti. E quelli che già ci sono presentano già quel tipo di offerta politica. Rimanendo a sinistra del centro, europeisti sono quelli di Italia Viva, di Più Europa e di Azione. La crescita economica la professano anche Calenda e Renzi, mentre l’egualitarismo è un concetto talmente vago da essere buono per tutti. No, la formula non può funzionare. Allora Ruffini rivolge il suo appello a chi sta al centro: “Non si assumino la responsabilità di far vincere la destra e si impegnino nel centrosinistra per mandare a casa questo governo”. Quindi un centro ma dentro il centrosinistra; guai però a chiamarlo cespuglio. È la proprietà dell’addizione: cambiando l’ordine degli addendi il totale della somma non cambia. Per cui se sei un elettore di sinistra che vuole mandare a casa Meloni vota il campo largo per mandare Schlein, Conte, Fratoianni, Renzi and Co. al governo. Mentre se sei un elettore di centro a cui non piace Meloni vota Più Uno per mandare comunque al governo gli stessi. È l’effetto novità utile per piazzare le solite anticaglie. Anche se Tabacci continua a spiegare che Più Uno serve perché “è una forza esterna al Pd”. E ne è talmente convinto, nonostante l’appello di Ruffini, che per aggirare la questione firme è pronto a mettere in campo una delle sue doti migliori: la generosità. E così, dopo aver prestato il simbolo a Più Europa nel 2018, a Impegno Civico di Di Maio nel 2022, adesso è pronto a cederlo a Più Uno. Nessuno si azzardi a dire che lo fa per una mera questione di calcolo politico. “Non ho mai dato il mio simbolo al miglior offerente - ha spiegato - Non ho nulla da offrire o da chiedere. Mi interessa partecipare a un disegno politico”.

Nel frattempo sta lavorando per formare la nuova componente di Centro democratico all’interno del gruppo Misto alla Camera, sempre nell’ottica di evitare al neonato partito centrista di dover raccogliere 6 mila firme. In pratica chi sta veramente al centro, ma del mirino, sono gli elettori, assediati da tutte le parti. C’è il centro dal basso, quello del “Progetto civico” di Onorato. E c’è il centro dall’alto, degli ex alti dirigenti dello Stato. Per i nostalgici rimane anche il centro di Renzi, sempre pronto comunque a uno spostamento d’asse se il vento dovesse cambiare. Un centro mobile. Quindi se non serve ad allargare il campo, visto che il campo rimane quello del centrosinistra e non rappresenta una novità in termini di proposta politica, a cosa serve Più Uno? Lo sceriffo di Salerno, Vincenzo De Luca, ha azzardato un’ipotesi: “Altri movimenti del centro, una cosa insopportabile. Queste cose servono a creare spazi per trovare posti. Abbiamo un mondo profondamente in crisi e lei vuole che venga affrontato da Progetto civico, da Più Uno?”. Che informazioni abbiamo sul programma di Più Uno? Ruffini ha anticipato che “non vuole la patrimoniale”, vuole un “fisco progressivo”. Se proprio bisogna mettere le mani nelle tasche di qualcuno meglio quelle di autonomi e partite Iva. Ah, non vuole neanche le primarie, ma un terzo nome; magari il suo. Per il resto c’è ancora poco, d’altronde questo non è il momento giusto per tirare fuori anche solo la bozza di un programma nel campo largo, si rischia la spaccatura ancor prima di iniziare.

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