Politica

Ora la Procura indaga su Consob e Bankitalia

Dopo la denuncia di Adusbef su «Il Tempo» inchiesta sugli effetti del decreto salva banche LE CARTE La Finanza scandaglia l’era di papà Boschi

Bankitalia e Consob finiscono nel mirino della Procura della Repubblica di Roma. Il procuratore capo Giuseppe Pignatone ha aperto un’inchiesta sugli effetti della legge «salva banche», un fascicolo che allo stato non conta né indagati né ipotesi di reato, ma che si basa sull’esposto di Adusbef e Federconsumatori depositato il 3 dicembre scorso. L’indagine è di tipo «esplorativo», tesa a verificare la presunta esistenza di reati dietro la sostanziale cancellazione delle obbligazioni subordinate acquistate da circa 150mila piccoli azionisti da Banca Marche, CariFerrara, Banca Etruria e del Lazio e CariChieti. Investimenti che sulla carta erano sicuri ma che, nei fatti, avrebbero provocato un danno pari a circa 1,2 miliardi di euro a piccoli correntisti, come Luigino D’Angelo, il pensionato che si è suicidato dopo aver subito la perdita di circa 130mila euro con Banca Etruria. Nel carteggio investigativo che sta curando in prima persona il procuratore Pignatone c’è l’esposto delle due associazioni dei consumatori, un documento che Il Tempo ha raccontato domenica scorsa. In particolare, Adusbef e Federconsumatori hanno sostanzialmente affermato che nella vicenda attorno al decreto legislativo 180 del 2015 (il cosiddetto "salva banche") sono ravvisabili i reati di «truffa, appropriazione indebita, omessa vigilanza della Banca d'Italia e di altri soggetti in primis la Consob che hanno provocato un danno enorme, bruciando il risparmio» di «130mila piccoli azionisti e 20mila bond holders sottoscrittori di obbligazioni subordinate» delle quattro banche. Si tratta del secondo fascicolo d’indagine aperto dalla Procura di Roma sulle «popolari». Secondo l’esposto gli investitori avrebbero subito una perdita pari a 1,2 miliardi di euro. In sostanza, stando alla denuncia, «il salvataggio delle quattro banche, peraltro evitabile dato che lo stato di crisi era ben noto da tempo anche alle Autorità di Vigilanza, si è potuto ottenere grazie al bagno di sangue degli azionisti e degli obbligazionisti subordinati, soprattutto quelli di minoranza che erano all'oscuro di tutto e non hanno potuto fare nulla per evitare il danno». Nel dettaglio, «i sottoscrittori di bond subordinati delle quattro banche, hanno perso quasi 800 milioni di euro contribuendo così al 30% della copertura dei 2,6 miliardi di perdite totali, mentre 133mila azionisti (60 mila di Banca Etruria; 44 mila di Banca Marche, 22mila quelli di CariFerrara, 6mila di CariChieti), hanno subito un brusco risveglio con i loro titoli trasformati in carta straccia». Inoltre, «il via libera al salvataggio delle quattro banche italiane in crisi (...) approvato dal Consiglio dei Ministri nel decreto legge con il risanamento dei quattro istituti con un’operazione da 3,6 miliardi di euro, basata sulle nuove norme europee in materia di salvataggi e sull’intervento del Fondo di risoluzione nazionale - un fondo alimentato dal sistema bancario italiano - ha ridotto sul lastrico migliaia di risparmiatori». Adusbef e Federconsumatori parlano di «un bagno di sangue dei piccoli azionisti». Ora sarà la Procura a verificare l’esistenza, o meno, di reati.

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