Il quotidiano belga Le Soir , interessato ma meno coinvolto dei media francesi, ha forse per questo analizzato meglio di altri i risultati regionali, scrivendo che la sconfitta del Front National di domenica è in realtà una vittoria che «ne dit pas son nom» , che avanza cioè mascherata, nel silenzio. Si gioca sul paradosso il risultato del Front National alle Regionales di domenica. Come paradossale è, del resto, il doppio turno alla francese che non permette a un partito votato da quasi sette milioni di francesi di conquistare nemmeno una Regione e di concederne ben cinque al raggruppamento di sinistra che ha ottenuto solo quattrocentomila voti in più. Il giorno dopo, infatti, a parte i titoloni della stampa francese che hanno «festeggiato» sul pericolo scampato ( «Sursis Republicain» , titolava Le Monde ), la lettura del voto francese consegna un Front National tutt’altro che spiaggiato in vista delle Presidenziali del 2017. IL 2002 NON C’ENTRA Come è accaduto con le Dipartimentali del marzo scorso, anche stavolta il partito di Marine Le Pen non passa la prova del secondo turno, il vero nemico da sempre dei frontisti nel momento in cui socialisti e neogollisti scelgono di stringere il «patto repubblicano» pur di frenare la sua avanzata. Si sono sprecati in questi giorni i paragoni con le Presidenziali del 2002, quando contro l’allora patron del Fn Jean-Marie Le Pen – che aveva battuto con un exploit al primo turno il socialista Lionel Jospin - tutti i partiti, socialisti in testa, confluirono sul capo della destra gollista Jacques Chirac. Paragone che non regge questo perché stavolta ci si trova di fronte un risultato ben diverso. Un dato su tutti: se ai tempi il secondo turno consegnò un 82% contro il 18% del Fn, nelle Regioni dello scontro diretto adesso la forbice è andata tra il 15% e il 2%. E se nel 2002 si trattò comunque di un picco di consenso per il Fn (di un partito che già allora era più che popolare tra gli elettori) adesso il trend registra una crescita costante e il Front primo partito di Francia da un anno e mezzo a questa parte. FN «DIFFUSO» Rispetto al primo turno delle Regionales il Fn ha incrementato pesantemente il proprio consenso, arrivando a sfiorare i sette milioni di elettori con un guadagno di 800mila voti nonostante il fatto che l’alta affluenza abbia favorito gli avversari. Il risultato si traduce nella triplicazione degli eletti nei consigli regionali (356) e nella cancellazione della sinistra socialista dai banchi dell’opposizione nelle due Regioni, del Sud ma soprattutto del Nord, ex roccaforte della sinistra francese. Il Fn, poi, ha tenuto in tutta la Francia, con l’esclusione dell’ Ile de France e della Parigi «cosmopolita» e scollegata dal Paese profondo. Segno, questo, che il «terzo incomodo» - come lo battezza il politologo vicino ai 5 Stelle Paolo Becchi – non è più uno spauracchio ma un elemento costitutivo e sempre più rappresentativo della nuova geografia politica francese. MARINE CONTRO PARTITO DELLA NAZIONE Gli avversari di Marine Le Pen e del Fn hanno vinto solo grazie alla desistenza a favore dei Republicains e all’alleanza contraddittoria con le sigle radicali ed ecologiste (tutte fuori dal governo) che hanno tirato su un Partito socialista che resta terzo nel Paese. Una situazione – il mancato exploit del partito di Sarkozy e la drammatizzazione antilepenista dei socialisti di Hollande e Valls – che è destinata a lasciare strascichi nei rispettivi contenitori ma soprattutto a lasciare il campo antisistema al solo Front National. Se così facendo il Partito della Nazione, versione francese, ha forse attutito il colpo, è da ieri insomma un problema reale per i repubblicani e i socialisti giustificarsi dinanzi alle accuse di Marine di costituire un solo partito nei fatti, quello attento a garantire gli equilibri delle élite.
Marine Le Pen perde aumentando i voti
L’analisi del ballottaggio in Francia: quasi 7 milioni di consensi per il Front National
