CIVITAVECCHIA La rabbia si mischia alla preoccupazione. Tutti in fila. Decine di persone, tra anziani e giovani. Dentro la Banca dell'Etruria e del Lazio, in Corso Centocelle, a Civitavecchia, la fila parte dalle porte blindate e termina agli sportelli. Dopo la tragedia di Luigino D'Angelo, 68 anni, che si è tolto la vita per aver perso tutti i suoi risparmi (110 mila euro), gli altri correntisti che hanno investito denaro nella stessa banca vogliono sapere se anche i loro soldi faranno la stessa fine. Ma una volta dentro la banca, per i clienti, la sorpresa: gran parte dei dipendenti che si occupavano di investimenti non ci sono più, nessuno dei correntisti in fila ha trovato i volti «conosciuti», con i quali erano soliti parlare:« Sono stati cambiati, e adesso con chi devo parlare? Mi dite che devo fare per non rischiare di perdere i miei soldi?». Nella banca l'unico argomento è la tragedia avvenuta in via Ugo La Malfa 38, dove D'Angelo abitava con la moglie Lidia, con la quale condivideva la vita da ben 51 anni. Nell'arco della mattinata i correntisti di risposte non ne hanno ottenute. Solo «ripassi nei prossimi giorni, non si deve allarmare, il mio collega vi contatterà....». Insomma, appena sono state aperte ieri mattina le vetrate blindate della banca, c'è stato un vero e proprio assalto alla filiale finita nel mirino della procura di Civitavecchia. Sei gli sportelli aperti. Molte le persone in fila. Tutti con lo stesso obiettivo: avere garanzie sui rispettivi conti. Nessun cittadino ha avuto risposte.« Mi hanno detto di ripassare - racconta la signora Gina, da anni correntista di via Centocelle - Come faccio se perdo tutto? Vivo con i pochi soldi che tengo in banca e adesso non mi fido più di nessuno». Dal canto loro, i dipendenti, ieri mattina avevano le bocche cucite, non hanno voluto dare spiegazioni di alcun tipo. Tra i correntisti c'è anche chi racconta le parole di «rassicurazione» che gli sono state date prima di investire denaro presso la Banca Etruria. «Quando ho scelto di acquistare obbligazioni - riferisce davanti alla banca Massimiliano B., 56 anni - mi hanno ripetuto più volte: "Dove li vuoi tenere i soldi? Sotto al materasso? Li devi investire, mica li puoi lasciare fermi". Sono cresciuto con i consigli di mio padre – spiega l'uomo - Mi diceva sempre "meglio sotto al mattone che alle banche". Non gli ho dato retta. Mi sono fidato della banca e qualche migliaio di euro l'ho voluto investire. Adesso incrocio le dita». Alle rassicurazioni non ci crede più neanche uno dei ristoratori più noti di Civitavecchia. Vuole restare nell'anonimato, ma allo stesso tempo non riesce a tenere la rabbia quando ripercorre ciò che gli è successo tempo fa. «La banca dell'Etruria? Non me ne parlate. Vent'anni fa ho dovuto affrontare una situazione drammatica, ne sono uscito "sconfitto". Mai più un conto in quell'Istituto di credito. Non fatemi parlare che sennò domani qualcuno mi viene a bussare...».
L’assalto alla filiale «maledetta»
A Civitavecchia cambiati i cassieri. E ai correntisti ripetono: "Non si preoccupi la richiameremo noi"
