Matteo Renzi, presidente del Consiglio e leader del Partito democratico, oggi è un uomo di Potere e non di lotta e la VI Leopolda di Firenze è stata la quintessenza di questa sua metamorfosi, una celebrazione con tanto di sfilata di ministri. Perché il Potere chi c’è l’ha lo conserva e non lo rottama (soprattutto se ha fatto il diavolo a quattro per conquistarlo), altrimenti dovrebbe rottamare se stesso, cosa che Renzi non farebbe mai. Il fatto è che la Leopolda, intesa come evento politico nazionale, era nata, sei edizioni fa, per l’esatto contrario: rottamare il Potere, essere il Franti, il bambino discolo di certe élite sempiterne che non ne volevano sapere di sloggiare dai comandi, in economia, nella cultura, nel Palazzo, le stesse che oggi - salvo pochi rottamati e quasi tutti del Pd, i D’Alema, i Bersani - stanno tutte con Renzi. La Leopolda è morta, questa la verità, perché non esiste più il rottamatore, divenuto conservatore, e perché Renzi si è preso Palazzo Chigi senza cambiare un granché. Per chi ami il cinismo della politica si tratta dell’eterno tiro alla fune tra il Movimento (che punta alla conquista del Potere) e l’Istituzione che dovrebbe conservarlo. Renzi non è più movimento e delle sue linee politiche di qualche Leopolda fa non resta nulla, se non pochi gadget ed il luogo fisico di quella che fu una stazione di Firenze. «Penso che i grandi politici - diceva Renzi nel 2010, anno della prima Leopolda - se davvero sono tali, non debbano aver paura delle critiche. Troppo facile contornarsi di yesman e attaccare chi ha idee». In questi giorni, di yesman, a Firenze e a Roma, se ne vedono parecchi e sono il segno più evidente che tutto è mutato. Se le prime quattro Leopolda, dal 2010 al 2013, avevano come obbiettivo la marcia sul Potere e la quinta, quella del 2014, incarnava la transizione subito dopo aver disarcionato Enrico Letta (oggi «esule» a Parigi) da Palazzo Chigi, la VI Leopolda è pura conservazione. Perché non potendo rottamare se stesso, Matteo Renzi ha rottamato lei, la Leopolda, segnandone ieri il funerale politico. La rottamazione è morta, comincia l’era della conservazione. Per questo siam disposti a scommettere che la VI Leopolda, l’edizione 2015, sarà l’ultima. Il Potere è conquistato e va difeso, non serve più rottamarlo o, ancor meno, esibirlo. La messa in scena cambia, dunque, e diviene un «hic manebimus optime», qui staremo benissimo. Perché, come ha spiegato lo scrittore George Orwell, «sappiamo che mai nessuno prende il potere con l’intenzione di abbandonarlo». Nessuno. Neppure Renzi.
Matteo, da uomo di lotta a politico conservatore
di Massimiliano Lenzi