Politica

Malgieri: "Ma Marine ha vinto lo stesso"

Il politologo di destra: "Hollande è il portatore d’acqua di Sarkozy Socialisti e Repubblicani costretti ad allearsi per fermare il Front"

«Il Partito Socialista è diventato il portatore d’acqua di Sarkozy. Ma Sarkozy, senza Hollande, conta davvero poco e mi pare sia indiscutibile». Questa è la fotografia del risultato delle regionali francesi scattata da Gennaro Malgieri, giornalista, nome storico del panorama della destra italiana, nel curriculum un’esperienza da deputato e la direzione del Secolo d’Italia e L’Indipendente.     Ora che succede? «Il risultato dice che la truffa politica amplierà verosimilmente il consenso del Front National. La sfida decisiva sarà quella delle presidenziali del 2017, nella quale i Socialisti o i Repubblicani si troveranno a competere inevitabilmente con Marine Le Pen. Sono convinto che il tempo degli inganni politici, in Francia, sia finito con queste elezioni regionali. La crisi francese, infatti, non si risolve con lo spauracchio della guerra civile, e chi lo sventola irresponsabilmente come ha fatto Valls è un disperato che ha pochi argomenti politici. Quando Marine e Marion Le Pen, con gli altri candidati frontisti, hanno ripreso esattamente gli stessi voti che hanno ottenuto al primo turno, e non sono pochi, vuol dire che in Francia sta accadendo qualcosa di cui Sarkozy e Hollande non si rendono ancora conto».     Non ci troviamo anche di fronte ad una crisi del sistema di voto, che prevede il ballottaggio? In fondo, si sono formate delle alleanze innaturali. «Assolutamente. Quando, da tempo, si è posto il problema, molti politologi in Francia hanno suggerito o turno unico, o un ritorno al proporzionale. Il ballottaggio è sempre una truffa ai danni degli elettori, come si è visto in questa occasione. Del resto, quando un partito politico come il Front National è valutato, in questo momento, intorno al 30% in termini reali e non ha una rappresentanza adeguata in parlamento, avendo soltanto due componenti dell’Assemblea Nazionale, mi pare una prova lampante di come la democrazia venga tradita dalle alchimie elettoralistiche».     Che messaggio arriva dal risultato francese per gli altri movimenti sovranisti europei? «Più che altro il messaggio è rivolto alle istituzioni europee, o agli europeisti tout court, quelli che prendono per oro colato ciò che arriva dalla Bce o dalla Commissione. Gli Stati-Nazione devono riprendersi ciò che è stato loro tolto, perché le politiche omologanti penalizzano gli Stati più deboli. Prove ne abbiamo avute in Grecia, in Portogallo, in Spagna, purtroppo anche in Italia. E le stiamo avendo anche in Francia. Bisogna che gli Stati riprendano in mano la loro sovranità ceduta. Che l’Europa continui a imporre politiche economiche e sociali asfissianti è francamente inconcepibile».     Spesso, però, ai movimenti sovranisti ed euroscettici si rimprovera una certa debolezza nei programmi economici. È una critica efficace? «Questo fa parte dell’armamentario propagandistico. Al momento mi pare non ci sia la prova provata che le politiche economiche di questo o quel partito siano fallimentari. Anche perché le situazioni sono diverse da Paese a Paese».     Ormai Marine Le Pen è a tutti gli effetti un competitor per l’Eliseo. Il centrodestra italiano può trarre una lezione dal suo percorso? «Se il centrodestra italiano si dimostrerà capace di rimodellarsi e di ripensarsi, oggi come venti anni fa più della metà degli italiani che non è di sinistra si potrebbe riconoscere nella sua proposta politica. Ma è questa proposta politica che non riesco francamente a vedere».     È un problema di idee o di leadership? «Entrambe le cose. Ma è anche un problema di organizzazione e di capacità di parlare nuovamente al cervello e al cuore degli italiani».

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