In fin dei conti, la metafora del treno, ricorrente alla Leopolda, è azzeccata, a patto che si guardino le cose dal vagone giusto. Che non è quello di uno Shinkansen, il treno proiettile giapponese, ma quello di un italianissimo regionale veloce, spesso in ritardo e in cui si sta pigiati sul sedile. Alla fine, un bagno di realtà non guasta e Leopolda 6 sta rappresentando lo scontro tra la Camelot di Renzi e il Paese reale. Il premier ha la tenacia nel voler frullare insieme, nel suo “racconto” positivo, solo quel che di piacevole c’è nel Paese. Cercando di cavalcare qualche onda buona. Così il tema di Leopolda 6, “Terra degli uomini” e il logo, un globo terrestre, richiamano il bagaglio concettuale ambientalista promosso da Papa Francesco, dall’Enciclica Laudato Si’ fino allo spettacolo luminoso in Piazza San Pietro per il Giubileo. E poi i testimonial, su cui Renzi fonda buona parte del suo progetto. Sempre che non prendano le distanze. Come han fatto negli scorsi giorni la campionissima di nuoto Federica Pellegrini e l’astronauta Samantha Cristoforetti: entrambe date per presenti alla Leopolda, si sono affrettate a smentire. Poi c’è il buon uso delle parole, a metà tra il serafico e il dolciastro. Ne è contagiato persino Giuliano Poletti, ministro del lavoro, che annuncia l’arrivo di “tremila evangelizzatori digitali” per le aziende e lancia una specie di appello: “questo Paese deve tornare ad innamorarsi delle sue imprese”. Non manca, alla Leopolda, la cultura, a colpo d’occhio. Partendo dai libri nella scenografia del palco. E passando al think tank, lanciato ieri da Giuliano da Empoli, intellettuale da sempre vicino al premier, sul cui nome si è un po’ pencolato. Prima c’era l’indecisione tra “Trolley” e “Boom” a testimonianza che la cultura politica gode di ottima salute. Poi alla fine viene ufficialmente comunicato che si chiamerà “Volta” e, dunque, prende corpo proprio dallo spirito dalla kermesse renziana. “La Leopolda – spiega Da Empoli- è una sorta di X Factor delle idee”. Allora adesso si capisce tutto: quelli eliminati dal talent, a cui è stato detto “per me è no”, ieri stavano a Roma, al teatro Vittoria. Da Cuperlo a Speranza, da Bersani a Epifani. Lo squillo della realtà di un Pd spaccato echeggia fuori da Camelot. L’altro squillo riguarda le condizioni del Paese. Lo slancio amoroso di Poletti per le imprese si squaglia in quel numero fornito l’altroieri dalla Confapi: nel 2015 ne falliscono 53 al giorno, tra le cause principali i mancati pagamenti della pubblica amministrazione. E poi c’è la questione delle questioni: i risparmiatori bastonati a seguito del decreto “salva banche”. Oggi manifesteranno proprio nei pressi della kermesse renziana perché “il racconto” che hanno da fare loro non è per nulla da gufi, piuttosto da api (giustamente) incavolate. Senza dimenticare lo sciopero dei lavoratori del trasporto pubblico della Firenze di Nardella (adesioni al 90% dichiarano i sindacati) che proprio ieri ha fatto da cornice alla Leopolda. E la manifestazione di alcune sigle della sinistra, sempre ieri nel capoluogo fiorentino, contro “Renzi e le politiche di devastazione e sfruttamento del Pd”. E, infine, l’Europa. Presenza nel “racconto” perfettino di Renzi. Solo che, proprio in questa settimana che si chiude, si è assistito allo scontro tra Roma e Bruxelles sul decreto salva banche e all’avvio di procedure di infrazione su Xylella e registrazione dei migranti. Ma tutto questo non oltrepassa le mura di Camelot. Dove solo in serata arriva Maria Elena Boschi, come una principessa a lungo attesa. Perché “il racconto”, si sa, è obbligato al lieto fine.
Renzi fermo alla stazione Leopolda
Il presidente del Consiglio nella sua kermesse descrive un Paese che non c’è. La manifestazione dei proclami e degli slogan assediata dagli scioperanti CONTROCANTO Sinistra Dem: "Premier e segretario no"
