Politica

Roma-La Valletta, la rotta dei terroristi

Nella Capitale il mediatore somalo (volato a Malta) doveva consegnare i documenti falsi

Roma come punto d'incontro per fornire documenti falsi a sospetti jihadisti. E Malta la destinazione prediletta dei viaggi dei sospetti jihadisti. Dall'indagine della Procura sul fermo del 18 novembre scorso di due siriani pronti a imbarcarsi con passaporti falsificati dall'aeroporto di Ciampino per La Valletta, sta emergendo uno spaccato di grande interesse investigativo. È stato identificato dagli uomini della Digos il somalo che ha fatto da mediatore, procurando documenti e biglietti aerei ad almeno 5 siriani bloccati lo stesso giorno mentre stavano salendo su un volo diretto a Malta: due, appunto, dallo scalo di Ciampino, altri due da Bergamo e uno da Catania. Ebbene, tutti e cinque, più il somalo, hanno soggiornato una notte nell'hotel Ortensia, in via Magenta, a pochi passi dalla stazione Termini. Qui, secondo gli investigatori, il mediatore aveva dato appuntamento per consegnare i passaporti falsi ai siriani, giunti in Italia seguendo lo stesso percorso: Turchia, Grecia, Macedonia, Balcani e poi Austria. L'intenzione era di partire tutti dall'aeroporto romano, ma il fermo di due membri del gruppo ha costretto gli altri a indirizzarsi vero altre città. Il piano, tuttavia, non è andato a buon fine nemmeno a Bergamo e Catania. Le telecamere dello scalo di Orio al Serio hanno ripreso Hazm Alhag, 19 anni, e Alali Faowaz, 30 anni, ai controlli di sicurezza: loro dietro e il somalo davanti. I due siriani sono stati bloccati, perché in possesso rispettivamente di un falso passaporto austriaco e uno norvegese, il mediatore invece è riuscito a partire per Malta. Sul cellulare di Alali sono state trovate foto compromettenti che lo ritraevano con la divisa della polizia stradale dell'Isis o mentre imbracciava un kalashnikov. Poi c’è un'immagine del figlio di nove mesi con una fascia col logo di al-Nusra, gruppo di ribelli filo Al Qaeda. Tutti questi elementi sono stati sufficienti al pm dell’antiterrorismo di Brescia, Silvia Bonardi, per sostenere la «vicinanza alla causa dello Stato islamico» e indagare il 30enne per terrorismo internazionale. Entrambi, poi, hanno ammesso ai magistrati di essere in contatto con gli altri due connazionali fermati a Ciampino, confermando che era stato un mediatore a fornire loro i documenti e a comprare i biglietti aerei per Malta. In effetti la prenotazione dei tre voli risulta da una stessa mail, quella del somalo. Ora i pm romani, coordinati dal procuratore aggiunto Giancarlo Capaldo, a capo del pool antiterrorismo, sono riusciti a dare al mediatore un nome e un'età (30 anni). Proprio sulla base di questo nominativo la Digos ha scoperto che il somalo aveva soggiornato già altre volte nella Capitale. Dall'analisi dei dati in possesso dagli alberghi romani, è emerso che prima dell'hotel Ortensia aveva trascorso la notte in altri hotel della città. Probabilmente utilizzando Roma come punto d'incontro con i soggetti a cui fornire i documenti falsi, tanto da far ipotizzare al gip di Brescia che fosse parte di «un'organizzazione internazionale che opera nel traffico di migranti». Ora gli inquirenti stanno cercando di rintracciare il somalo, volato a Malta, e di capire soprattutto perché costituisca una meta tanto ambita. Il sospetto è che sull'isola ci possa essere la base logistica di una grossa cellula di terroristi islamici. Sarebbe questa una possibile spiegazione del continuo flusso di siriani in partenza per La Valletta. L'ultimo, in ordine temporale, è stato fermato mercoledì dagli agenti della Polaria all'aeroporto di Fiumicino, mentre si stava imbarcando per Malta con una carta d'identità italiana risultata falsificata.

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