Nasce il «partito dei sindaci 2.0». Quello composto da Giuliano Pisapia, Marco Doria e Massimo Zedda, che, con una lettera a la Repubblica, provano a stanare Matteo Renzi, ricomporre l’alleanza di centrosinistra senza tentazioni trasformiste. I primi cittadini di Milano, Genova e Cagliari apuscano l’unità del campo riformista per far fronte ai populismi di Grillo e Salvini. L’idea di base è partire dall’asse Pd-Sel (in futuro Sinistra Italiana) e apliare l’architettura politica al centro e al «civismo autentico», senza però arrivare a Verdini. Uno «schema diverso» rispetto al governo nazionale, con l’obiettivo di ricostruire il centrosinistra in vista delle politiche e archiviare definitivamente il Partito della Nazione. E mettere in crisi l’Italicum. «Quello è il centrosinistra senza Verdini, che non si contamina. E io ci sto», è il commento del governatore della Puglia Michele Emiliano. Per il presidente della Toscana Enrico Rossi la via maestra «non può che essere unità, unità, unità. Al Pd e alle altre forze politiche di sinistra la responsabilità di raccogliere la sfida». D’accordo anche il vicepresidente del Lazio e dirigente nazionale di Sel Massimiliano Smeriglio, secondo cui l’appello dei sindaci «va ascoltato» ragionando «città er città con l’obiettivo di rafforzare le alleanze che vedono protagoniste componenti della sinistra e del civismo. La distanza dalle politiche messe in campo dal governo Renzi rimane intatta, ma le esperienze locali che funzionano rappresentano una ricchezza da valorizzare. La sinistra è impegnata a costruire coalizioni capaci di competere e di battere tutte le derive a destra, comprese quelle interne al partito di Renzi. In questo quadro si inserisce la disponibilità alla candidatura di Stefano Fassina a Roma, una risorsa a disposizione della città. La sinistra nuova che vogliamo costituire non può rinunciare alla costruzione dell’alternativa di governo. Fuori da questa possibilità e senza questa ambizione rimane lo spazio angusto della testimonianza. L’occasione di cimentarsi con il governo delle città è parte integrante di questo progetto». Anche Giorgio Merlo, dirigente nazionale Pd, considera l’appello dei sindaci «importante per un centrosinistra vincente», perché ai ballottaggi si vince «solo se si dà vita a una coalizione larga, inclusiva e plurale. E il Pd, partito architrave del centrosinistra, può vincere la sfida amministrativa e le future elezioni politiche se dà vita a una alleanza il più larga possibile coinvolgendo i partiti e quel civismo che rappresenta un polmone culturale e di esperienze locali importante per una strategia riformista e di buon governo». Secondo Gianni Cuperlo, leader della sinistra Dem, la «strada da seguire» è quella indicata da Pisapia, Zedda e Doria: spetta al Pd «la responsabilità di costruire un campo largo del centrosinistra». Mentre per il presidente del Pd Matteo Orfini la lettera «è saggia e propone uno schema forte e condivisibile». Il fronte renziano però frena. Il vicesegretario Dem Lorenzo Guerini getta la palla nel campo di Sel: «L’appello va rivolto in primo luogo ad altri, a chi, segnatamente Sel, ha deciso di non confermare l’alleanza in alcune città che andranno al voto, come ad esempio Torino e Bologna. Il Pd sta lavorando a creare le condizioni per continuare le esperienze di buon governo del centrosinistra nelle città che andranno al voto, a partire dall’indizione di primarie aperte e di coalizione».
Appello dei sindaci: «Centrosinistra unito»
Daniele Di Mariod.dimario@iltempo.it Nasce il «partito dei sindaci 2.0». Quello composto da Giuliano Pisapia, Marco Doria e Massimo Zedda, che, con una lettera a la Repubblica, provano a stanare...
