Politica

Si sveglia la Boldrini: «L’Europa deve cambiare»

Dopo i risultati elettorali in Francia l’Europa deve rilanciare il processo di integrazione. Lo ha detto la presidente della Camera, Laura Boldrini, nel corso dell’incontro con gli europarlamentari...

Dopo i risultati elettorali in Francia l’Europa deve rilanciare il processo di integrazione. Lo ha detto la presidente della Camera, Laura Boldrini, nel corso dell’incontro con gli europarlamentari italiani avuto in Parlamento europeo. Immigrazione, terrorismo e avanzata della destra anti-europea, «questo momento storico è un momento di grande difficoltà, e se non prendiamo le redini in mano di questo progetto politico europeo, lo stesso rischia di sfaldarsi», ha detto la Boldrini. «Non possiamo permetterci di andare avanti come se niente stesse accadendo. Se non diamo una scossa forte, noi rischiamo di perdere tutto quello che abbiamo fatto», ha aggiunto ammonendo che c’è tanto da fare ma «oggi il lavoro semplice ce l’ha chi vuole disgregare l’Europa». La presidente della Camera ha invocato «più Europa», invitando a lavorare per «un’unione federale di Stati che ci dovrà portare agli Stati Uniti d’Europa». «Difendere i confini nazionali quando si parla di rifugiati è il messaggio più sbagliato che si possa dare - ha continuato ancora la Boldrini - non c’è Europa senza Schengen. Se cade Schengen cade l’Europa». In quanto alla politica economica dell’Unione Europea, la presidente ha sottolineato la necessità di «dare alla componente sociale lo stesso peso di quella economica», uscendo dal rigore e rilanciando politiche a sostegno di stimolo dell’economia interna. «Quando ci sono impegni di tipo rigorista noi li rispettiamo - ha spiegato la Boldrini - ma dobbiamo cercare di arginare il danno che tutto questo sta producendo. Le conseguenze possono essere disastrose per la stessa tenuta democratica». Ad esempio, ha chiesto, «senza aumentare i salari come facciamo ad aumentare i consumi? Di fronte a questo ho visto che ci sono rigidità, ma anche i rigoristi ci rimetteranno se continuano così». Più in generale «rischiamo di non controllare la rabbia della gente, e chi ha responsabilità istituzionali non può permettersi di usare l’Europa come capro espiatorio».

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