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A Roma riecco la Dc. Nel programma una moneta parallela all’euro

Alle prossime elezioni amministrative a Roma ci sarà anche la Democrazia cristiana. La Balena Bianca, quella di una volta, correrà con tanto di stemma originale con un proprio candidato sindaco, un...

Alle prossime elezioni amministrative a Roma ci sarà anche la Democrazia cristiana. La Balena Bianca, quella di una volta, correrà con tanto di stemma originale con un proprio candidato sindaco, un proprio programma e una propria lista. A svelare la notizia è il sito www.isimbolidelladiscordia.it di Gabriele Maestri. E in effetti sul simbolo della Dc le liti in passato non sono mancate. A Roma non si presenterà la Dc di Giuseppe Pizza, né quella che si riconosce nella segreteria di Angelo Sandri, né uno dei vari comitati messi in piedi negli anni da Gainni Fontana, Raffaele Cerenza, Raffaele Lisi, Giuseppe Potenza e altri. A puntare al Campidoglio è un gruppo di persone di tutta Italia coordinate da Pellegrino Leo, già sindaco di Caltabellotta, uno che non ha mai smesso di chiamarsi «democratico cristiano». Era stato lui, nei mesi scorsi, a rivolgersi agli ultimi due Presidenti della Repubblica (Napolitano e Mattarella) per chiedere che lo scudo crociato venisse restituito all’unico partito che poteva vantarne l'uso tradizionale richiesto dalla legge. La Democrazia cristiana, appunto. Ma Mattarella ha risposto picche: «Ci ha comunicato di essere troppo impegnato per riceverci», spiega Leo che definisce Mattarella un «presidente inutile, non prende posizione su nulla, neppure sui giudici di quella Corte costituzionale di cui ha fatto parte». Ma sulla base di cosa Leo chiedeva di aver restituito il simbolo della Dc? La base giuridica è sempre la stessa: la sentenza n. 25999/2010 della Corte di cassazione a Sezioni civili unite che, confermando la pronuncia n. 1305/2009 della Corte d’appello di Roma, ha sostenuto che la Dc non era mai stata sciolta e aveva irregolarmente cambiato nome in Partito popolare italiano all’inizio del 1994, in mancanza di un congresso. Questo, per Leo, significa che il partito che fu di De Gasperi e guidato nel 1992 da Mino Martinazzoli non solo esiste ancora, ma è diverso da ogni altro soggetto politico (Ppi, Udc) e, come tale, può anche concorrere per la guida della Capitale col proprio simbolo. L’occasione è troppo ghiotta perché Leo non ne approfitti per accusare chi, negli ultimi vent’anni e oltre, secondo lui ha commesso «una ingiustizia, truffa, inganno, falsità». «La trasformazione della Dc in Ppi del gennaio 1994 - accusa Leo - è stata un’operazione illegale, contraria alla legge, allo statuto e al codice civile, un’operazione interessata di pochi, che però ha travolto quasi tutti gli iscritti e gli elettori, privati artificiosamente del loro partito di riferimento e derubati del loro patrimonio». Tutto ciò, per mano di «alcuni leader democristiani, che avrebbero dovuto invece difenderne la storia, i valori, nonostante le difficoltà sociali che hanno caratterizzato gli anni ’90». Per le amministrative Leo propone un programma coraggioso. Una delle proposte è affiancare l’euro da una moneta complementare, una moneta battuta dal Campidoglio e valida nel Comune di Roma come sostegno al reddito. Gli esempi ci sono: «In Svizzera c’è il Wir, un esempio seguito anche a Itaca negli Usa». «Mancano i soldi? Non è un problema, si stampano, come fanno anche altri Stati. Possiamo costruire una valida alternativa al sistema del debito pubblico. Stampiamo moneta a credito dei cittadini, non a debito». Una moneta complementare per aiutare casalinghe, disoccupati, esodati, studenti. Nel programma figurano nuovi asili comunali gratuiti, corsie preferenziali per i bus in tutta la città, la pulitura dei tombini, un diverso trattamento dei rifiuti umidi. Tante piccole cose perché - spiega Leo - «se non risolvi i problemi della gente che ci stai a fare come sindaco?».

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