Politica

Ora l’Europa è al bivio o cambia o muore

Manca una politica comune sulla difesa e l’immigrazione La Ue legifera sui cetrioli mentre i profughi invadono l’Italia

La vittoria della destra di Marine le Pen apre non pochi interrogativi sul futuro non solo della Francia ama di tutta la Ue. L’Europa così come l’abbiamo conosciuta, costruita su un modello disegnato e voluto dalla Germania, dove l’economia era la priorità, ora potrebbe essere messa in dubbio. Marine Le Pen si è guardata bene dal mettere in discussione l’Euro ma ha comunque dato una spallata ai dogmi finora incontestabili dell’Eurozona, così come l’abbiamo conosciuta finora. Il fatto che la Germania sia la locomotiva economica dell’Unione europea ha messo sullo sfondo altri temi ugualmenti importanti, quali la politica sull’immigrazione e la sicurezza. L’attentato a Parigi e la reazione militare di Hollande in Siria e la vittoria del Front Nationale, hanno riportato in primo piano il problema di una politica della difesa e dell’immigrazione che sia unitaria, europea e non lasciata all’iniziativa dei singoli Stati. Fino ad ora l’Europa ha lasciato che fossero gli Stati Uniti a preoccuparsi della sua difesa ma il pericolo dell’Isis ha mostrato che non è più possibile. Così come la soluzione dell’emergenza immigrazione è stata scaricata sui Paesi più esposti come l’Italia e la Grecia nella quasi totale mancanza di un’azione unitaria decisa da Bruxelles. E mentre le carrette del mare vomitavano sulle coste italiane migliaia di profughi, Bruxelles legiferava sulla lunghezza massima che devono avere gli asparagi in mazzo o sulla massima curvatura del cetriolo di prima classe. Così pure, mentre imponeva con il rigore di un ragioniere regole ferree ai bilanci pubblici inconciliabili con l’economia che languiva e i consumi che si spegnevano, allo stesso tempo lasciava ai suoi burocrati condizioni di assoluto privilegio. Quella spending review richiesta e imposta ai Paesi dell’Eurozona con tanto di pagelle dei più «discoli», non valeva per la mastodontica macchina della burocrazia europea, vero esempio di sperperi e sprechi dissenati. Perchè stupirsi quindi del montante anti europeismo, perchè meravigliarsi del tentativo della Grecia di svincolarsi dal giogo di Bruxelles. Non dovrebbe quindi essere una sorpresa la vittoria del Front Nationale. Inoltre praticamente tutto l’Est europeo è su posizioni inconciliabili con Bruxelles sulla politica dei rifugiati. Qualcosa in realtà nel monolite dell’Europa sta cambiando. Il tetto del 3% del deficit in rapporto al pil, finora considerato come le forche caudine, è già stato messo in discussione. E non solo quando Hollande all’indomani dell’attentato di Parigi ha comunicato che l’avrebbe superato per avere più risorse da destinare alla sicurezza. I vincoli stringenti di bilancio, il rigore a tutti i costi, erano stati messi in discussione da tempo. Nessuno però ha finora avuto il coraggio di dire apertamente quanto l’austerità come dogna sia un freno alla crescita. Ora la «nuova rivoluzione francese», quello che nel giro di poche settimane è accaduto in Francia, può dare una spallata alla vecchia Europa e aprire la strada al cambiamento. Bisognerà vedere se i Paesi membri saranno in grado di cogliere questa occasione per riforndare l’Europa.

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