Per anni è stato (e in verità è ancora) il vizio della sinistra italiana: esultare per le vittorie altrui non potendo vantarne di proprie. E così di volta in volta si magnificavano i vari Blair, Obama, Zapatero o Tsipras pur essendo questi lontani anni luce da Bersani, Prodi o Veltroni. Stavolta, l’abitudine ha contagiato il centrodestra, salito in massa sul carro di Marine Le Pen e del suo Front National trionfante in Francia. Una tendenza perdonabile a chi, in fondo, col partito transalpino ha da tempo affinità elettive, leggasi Matteo Salvini o Giorgia Meloni. Addirittura ovvia nel caso di chi, come Adriano Tilgher, guida in Italia una formazione che si chiama Fronte Nazionale: «Il successo dei cugini d’oltralpe - ha detto Tilgher - è un segnale preciso per tutti i popoli europei. È la conferma che il Fronte Nazionale, anche in Italia, è l’unica via per estromettere dalla scena chi ha ridotto l’Italia in queste condizioni». Ma se a festeggiare arriva anche chi ha descritta fino al giorno prima Marine Le Pen come il diavolo, c’è qualcosa che non va. È il caso, ad esempio, del Nuovo Centrodestra. Basterebbe prendere le dichiarazioni di qualche settimana fa dei vari Cicchitto e Buttiglione: «Forza Italia sbaglia ad allearsi con il lepenista Salvini». Lepenista inteso come insulto, quindi. Invece ieri Cicchitto ha detto: «Fra la Le Pen e Salvini c’è un abisso: la prima è una personalità politica di livello che fa politica con stile e intelligenza anche se quasi nulla di quello che sostiene è condivisibile. Salvini è una sorta di bulletto del quartierino». Forza Italia non è da meno. Da un lato nell’Europarlamento siede tra i banchi del Ppe di stampo merkeliano. Dall’altro festeggia chi, in Francia, della Cancelliera e di Sarkozy non ne vuol sapere: «Nel programma del FN ci sono affermazioni di buon senso e contrarie allo snobismo del pensiero unico: no alle adozioni gay e forte sostegno alla famiglia» spiega Lucio Malan. Daniela Santanché afferma che «Marine Le Pen ha riacceso la fiamma della speranza in Ue, anche l’Italia ne avrebbe bisogno». Michaela Biancofiore si augura che «i risultati francesi siano da sprone per Forza Italia e per Berlusconi a tornare pervasi da lucida follia e dunque e a rappresentare la speranza e la rivoluzione». In un simile coro di peana fanno fatica a farsi sentire i distinguo degli azzurri più «moderati». Quelli come Antonio Tajani («Marine Le Pen non sarà il futuro della Francia, alle politiche vincerà il centrodestra») e Mara Carfagna: «Salire sul carro della Le Pen non serve a nulla, le giuste esigenze degli europei non possono tradursi nel dilagare di idee populiste». E poi c’è Gianfranco Fini. Che negli ultimi mesi è intervenuto più volte per criticare le derive «lepeniste» di Meloni e Salvini. Ma oggi afferma: «Il successo del Front National è una risposta efficace, da destra, alla crisi di identità culturale e alla paura esplose dopo gli attentati terroristici». Un modo per chiedere scusa a Lega e Fratelli d’Italia? No di certo: «La Le Pen ha molte più analogie con il MoVimento 5 Stelle che con Salvini». Ah, ecco...
E Ncd esultò per l’exploit «Siamo tutti Marine Le Pen»
La moda di intestarsi le vittorie contagia il centrodestra Ma fino a una settimana fa erano tutti contro la leader
