Meno di 24 ore e si apre il Giubileo straordinario della Misericordia. Roma è blindata con duemila telecamere e un’unica centrale dalla quale verranno governate per gestire la sicurezza dei pellegrini. L’allerta terrorismo dopo gli attentati di Parigi è alta soprattutto in queste ore. Sul tema sicurezza Il Tempo ha intervistato il prefetto Francesco Tagliente, già questore di Roma. Prefetto Tagliente, come rispondere alle minacce dei terroristi islamici? «Serve una maggiore condivisione e cooperazione operativa di tutte le potenze mondiali. I Paesi devono sentirsi uniti come è stato in passato per noi negli anni di piombo». Giusto, ma nel concreto? «È importante monitorare le attività delle reti, comprese wi-fi aperte e Deep Web (Internet profondo), per prevenire la radicalizzazione dell’estremismo violento e il reclutamento via Internet, evitando che la rete e i siti jihadisti continuino ad essere un vettore di propaganda e di proselitismo di persone che risiedono in Europa». Da dove partirebbe con l’attività di controllo? «Dagli Internet point. Occorre censire i sistemi di videosorveglianza esistenti, per fornire alle forze di polizia una informazione completa e immediata sulla dislocazione delle telecamere pubbliche e private». Lei due anni fa a Pisa ha istituito l’anagrafe delle telecamere progettando anche la videoanalisi per prevenire e contrastare eventuali atti terroristici. Di che si tratta? «Se le telecamere ad alta definizione vengono combinate a un software di videoanalisi possono consentire l’immediata identificazione per via telematica di tutti i volti dei potenziali terroristi, che appaiono in una telecamera, sempre che siano stati preventivamente caricati in una banca dati. Naturalmente la videoanalisi è una misura importante ma da sola non basta». Quale altra attività vi affiancherebbe? «Serve una continua e maggiore penetrazione delle agenzie di controllo sociale nelle periferie per prevenire il radicamento del fondamentalismo islamico. È importante provare a coinvolgere i predicatori ortodossi ostili alla violenza armata. Serve il monitoraggio delle moschee sul territorio, valutando l’opportunità della chiusura di quei luoghi privi delle caratteristiche proprie di luogo di culto. E bisognerebbe avere sempre più personale specializzato che conosca la lingua araba». Oltre ai luoghi di culto, ha in mente altri punti sensibili? «È importante rafforzare il monitoraggio delle carceri per prevenire l’eventuale opera di proselitismo del fondamentalismo islamico nelle celle. Servono anche maggiori controlli sui droni potenziando il sistema di rilevamento e contrasto con inibizione al volo». Roma è pronta per affrontare il pericolo terrorismo? «Serve esattamente quello che stanno facendo in Italia i nostri servizi d’intelligence e investigazione antiterrorismo. Condivido la strategia annunciata dal premier Renzi anche con l’annuncio dell’introduzione della videosorveglianza con controllo facciale. A Roma abbiamo un prefetto. Franco Gabrielli, che conosce la città e le strategia di contrasto come nessun altro: dal 2001 è stato capo della Digos e due anni dopo è stato promosso per merito straordinario questore per il contributo nell’indagine contro le nuove Brigate Rosse. Abbiamo un eccellente questore, Nicolò D’Angelo e un capo di Gabinetto Roberto Massucci, che ha gestito con me il Giubileo del 2000 e tanti altri grandi eventi. Abbiamo una Digos che conserva una grande eredità professionale lasciata da Lamberto Giannini, ora all’Antiterrorismo. Abbiamo ufficiali dei carabinieri, funzionari di polizia ed operatori con un profilo professionale molto alto». Lei ha gestito la sicurezza di molti grandi eventi ospitati dal nostro Paese, dal Giubileo del 2000 alle Olimpiadi invernali di Torino. Anche in quell’occasione l’allerta terrorismo fu alta. Che fece? «Le Olimpiadi di Torino hanno contrastato le minacce attraverso una gestione capillare. Essenziale è stato un sistema di raccolta ed analisi delle informazioni, ricondotte in una unica sede, quella del Centro Nazionale di Informazioni sulle Olimpiadi – Cnio che si è avvalso dei supporti informativi delle strutture nazionali e internazionali. Mi fu affidato il ruolo di direttore dell’area ordine e sicurezza pubblica del Dipartimento della Ps». Qual era l’obiettivo del Cnio? «Trasmettere in tempo reale le informazioni provenienti dagli uffici di collegamento riguardanti possibili progettualità terroristiche al Casa, il Comitato di analisi strategica antiterrorismo, incaricato in Italia dell’acquisizione e l’analisi delle in formazioni sulla minaccia terroristica. In pratica è stato messo su un sistema concreto ed efficace che consentì il costante aggiornamento del piano di sicurezza rendendolo flessibile e sempre rispondente alle esigenze operative». Due parole per sentirci più sicuri? «Prevenzione capillare».
"Contro l’Isis servono telecamere intelligenti"
Parla l'ex questore di Roma Francesco Tagliente esperto di gestione dell'ordine pubblico durante i grandi eventi
