L’occupazione del potere è una costante di chi comanda, tuttavia le scelte non erano mai state come ora solitarie ma pur sempre condivise con un’intera classe dirigente. Per perpetuare il potere occorre anche distribuirlo e guardare fuori dal proprio recinto, nelle Università, alle imprese, in Europa, ed evitare di premiare solo quelli che in Toscana, con un’espressione "sinistra", vengono indicati come "compagni di merende". Limitarsi a premiare solo gli amici degli amici non solo fa male al Paese, ma può costare caro anche al Premier, che così rinsalda le schiere dei suoi nemici, i quali, pur detestandosi tra loro, finiranno per allearsi. Per non parlare degli anticorpi che certe scelte possono creare. Siamo sicuri che un grande vecchio come Eugenio Scalfari, il quale sembra non sia stato consultato per la scelta del nuovo direttore del quotidiano da lui stesso fondato, non scateni una delle sue proverbiali rivolte morali? Che la prima linea di dirigenti e giornalisti Rai non si metta di traverso dopo che per la prestigiosa sede di Milano è stato scelto come responsabile Paolo Pardini che stava ovviamente sciacquando i panni nell’Arno? Che Mauro Moretti, oggi ras di Finmeccanica, abbia gradito la brutale defenestrazione del suo delfino Michele Elia in Ferrovie? Il Presidente del Consiglio, che per ora «sta sereno», dovrebbe rammentare la lezione della storia recente: non c’è collante migliore per mettere insieme gli italiani che l’accusa di concentrazione di potere. Se ne ricordi, perché sarebbe davvero un peccato per il Paese, e una grande occasione persa, vederlo finire come un Enrico Letta qualsiasi.
Il Giglio magico del Premier
L’occupazione del potere è una costante di chi comanda, tuttavia le scelte non erano mai state come ora solitarie ma pur sempre condivise con un’intera classe dirigente. Per perpetuare il potere...