Politica

Forza Italia, Capodanno con trasloco

Il 31 dicembre chiude la sede di San Lorenzo in Lucina, quartier generale a Grazioli Berlusconi furioso con i parlamentari morosi. Quattro regioni «commissariate»

Capodanno col trasloco. C’è una data ufficiale: il 31 dicembre Forza Italia dirà definitivamente addio alla sfarzosa sede di San Lorenzo in Lucina per trasferirsi nella non meno lussuosa via del Plebiscito, precisamente a palazzo Grazioli, sede romana del leader di Arcore. Si chiude baracca, in tutti i sensi. Silvio Berlusconi abbassa le saracinesche della sede nazionale perché non ha più intenzione di sborsare euro a pioggia come faceva in passato. Chi, in questi giorni, capita da queste parti non può fare a meno di notare il via vai di furgoncini pieni zeppi di scatole e operai intenti a scaricare scrivanie e poltrone. Secondo i ben informati l’ala di casa che l’ex premier avrebbe riservato al partito sarebbe al piano terra. Il riordino generale però non toccherebbe gli uffici della senatrice Maria Rosaria Rossi e dell’eurodeputata Debora Bergamini che continuerebbero a stare al primo piano, a pochi passi dall’appartamento di Berlusconi. L’ammainabandiera è l’ultimo stadio di un percorso di spending review avviato da quando Maria Rosaria Rossi è stata nominata tesoriera del partito. L’aver rinegoziato i canoni di affitto con il ridimensionamento dei vani presi in locazione non è bastato a salvare il logo azzurro su una delle piazze più esclusive del centro di Roma. Il game over è stato inevitabile, così come le polemiche che serpeggiano nel partito. La colpa, dice una fonte interna a Forza Italia, sarebbe da imputare agli innumerevoli parlamentari che avrebbero smesso di versare la propria quota. Lo scorso martedì infatti sarebbe andato in scena un teatrino poco gradito a Silvio Berlusconi che avrebbe chiosato con un «non voglio più sentire lamentele ma parlare di politica». Il ben informato parla di una lunga processione di senatori e onorevoli in bolletta con il partito e non intenzionati a saldare il debito. Alcuni di loro avrebbero manifestato preoccupazione per il futuro e per la propria rielezione, stando ai numeri di oggi non garantita. Per questo c’è chi sarebbe in difficoltà per aver fatto investimenti in un momento politico sbagliato. Un onorevole avrebbe detto a Berlusconi di non poter pagare le quote perché impegnato già a versare diverse rate per mutui accesi negli anni passati. Un altro ancora avrebbe tirato fuori dal cilindro il classico «non posso, tengo famiglia da mantenere e figli all’Università». Discorsi che avrebbero mandato su tutte le furie Berlusconi che avrebbe risposto «basta, non voglio più sentirvi». C’è chi giura che il malcontento è destinato ad aumentare dopo l’ufficializzazione delle nomine dei quattro commissari: Elisabetta Gardini in Trentino Alto Adige, Nunzia De Girolamo in Molise, Giuseppe Moles in Basilicata e Gianfranco Micciché in Sicilia al posto del coordinatore regionale Vincenzo Gibiino. «Il senatore Vincenzo Gibiino - si legge in una nota del partito - a cui vanno i ringraziamenti per l’eccellente e appassionato lavoro svolto nell'incarico di Coordinatore di Forza Italia in Sicilia, è chiamato ad una collaborazione diretta con il presidente Berlusconi».

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