La crociata contro il terrore passa per la Rete. Duplice l’obiettivo: da una parte l’individuazione delle comunicazioni tra i jihadisti, dall’altro la repressione dellla propaganda e il proselitismo dell’Isis sul web. Il Parlamento francese ha autorizzato il governo a bloccare i siti internet e i social network che, direttamente o ospitando messaggi, inneggiano al terrorismo o incitano a compiere attentati. Lo strumento nelle mani dell’Eliseo in grado di oscurare il web, bloccando non solo account ma interi siti, è il «fermo amministrativo» applicabile senza l’intervento di un giudice. L’emendamento, proposto dai centristi nell’ambito delle misure straordinarie prese dopo gli attentati di Parigi, prevede che «il ministro dell’Interno può garantire l’interruzione di qualsiasi servizio di comunicazione pubblica on-line che esalti il terrorismo o che istighi ad atti terroristici». Una guerra difficile: secondo la Brookings Institution un anno fa gli account Twitter riconducibili all’Isis erano 46mila. Il governo di Madrid ha reso noto che lo stesso Abdelhamid Abaaoud, la mente del massacro di Parigi ucciso a Saint Denis, avrebbe cercato di arruolare sui social network donne spagnole da portare nel Califfato. Alla crociata anti-Isis di sono uniti gli hacker-attivisti di Anonymous che dopo la segnalazione di migliaia di account Twitter sospetti hanno annunciato, attraverso la cellula italiana, che stanno lavorando per «localizzare e intercettare le comunicazioni dei terroristi». Lo stesso Stato Islamico ha pubblicato un decalogo per aiutare gli adepti a restare invisibili: «Non usate i messaggi diretti su Twitter, non aprite link se non conoscete il mittente, cambiate continuamente indirizzo Ip, telefoni e computer e utilizzate reti private Vpn». «Gli strumenti che permettono di cifrare i dati sono infiniti e i terroristi li conoscono bene. Tra questi ci sono anche le chat della Playstation di cui si è parlato», spiega David Gubiani, security engineering manager per l’Italia di Check Point Software. L’azienda specializzata in sicurezza informatica pochi giorni fa ha svelato le attività di cyberspionaggio del gruppo «Rocket Kitten» legato alle Guardie della rivoluzione islamica iraniane. «Le Vpn sono particolarmente insidiose - spiega - si apre un tunnel cifrato tra due reti che può ospitare comunicazioni a loro volta crittate. La possibilità di identificare chi si collega c’è ma fare centro tra miliardi di dati non è facile. Dalla parte dei governi c’è il fatto che tutte le comunicazioni passano attraverso provider». Le resistenze, però, non mancano. Incalzato dal governo russo, il sistema di chat crittografate Telegram ha annunciato la rimozione di 221canali pubblici utilizzati dall’Isis per fare propaganda in almeno 12 lingue diverse. Ma le conversazioni private dell’antagonista russo di WhatsApp, utilizzato anche dai funzionari del Cremlino, tali resteranno. Lo ha ribadito il ceo Pavel Durov: «I canali sono l’opposto delle chat private. La nostra politica è semplice: la privacy è la priorità».
La crociata anti-Isis si sposta su internet
L’Eliseo è pronto a oscurare siti internet e social network Lo Stato Islamico ai suoi adepti: «Utilizzate reti private»
