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Presi per terrorismo a Merano Metà di loro sono già liberi

Carcere solo per 10 dei 17 terroristi. L’organizzazione "Rawti Shax" smantellata dal Ros ma 7 presunti jihadisti non sono ritenuti pericolosi CALIFFATO Chiesto il processo per "Lady jihad"

Presi per terrorismo a Merano Metà di loro sono già liberi

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Il Tribunale di Trento ha revocato la misura cautelare per 7 dei 17 presunti terroristi islamici dell'organizzazione «Rawti Shax» smantellata appena una settimana fa dai carabinieri del Ros, coordinati dalla Procura di Roma. Dopo gli attentati di venerdì sera che hanno colpito al cuore Parigi e nel pieno dell'emergenza terrorismo scattata in tutta Europa, i magistrati trentini hanno ritenuto che sette dei presunti jihadisti, individuati dai colleghi romani in tre anni di indagini, non siano pericolosi, al punto da non meritare una misura cautelare. Ieri sono stati rimessi in libertà due membri della cellula italiana dell'organizzazione, che aveva la sua base logistica a Merano. Si trovavano reclusi uno nel carcere di Trento e uno in quello di Bolzano. Gli altri cinque, per i quali è stata revocata la misura cautelare, non erano stati ancora arrestati dai militari del Ros: quattro risultano irreperibili e uno, che si trova in Svizzera, sarebbe dovuto essere estradato in Italia.

 

 


IL CORTOCIRCUITO TRA PROCURE

Rischiano di andare buttati anni di intercettazioni, appostamenti e indagini trasnazionali. La richiesta di arresto della Procura di Roma, firmata dal procuratore aggiunto Giancarlo Capaldo, a capo del pool antiterrorismo, risale a più di un anno fa. Il gip di Roma Valerio Savio, ha firmato l'ordinanza di applicazione della custodia cautelare in carcere per i 17 presunti terroristi, solo il 18 luglio scorso. Poi ci sono voluti circa quattro mesi per darne esecuzione, a causa dei tempi tecnici necessari alla traduzione del documento nella lingua degli arrestati, ossia il curdo. Nell'ordinanza, poi, il giudice Savio ha dichiarato l'incompenteza territoriale del Tribunale di Roma e la competenza di quello di Bolzano e, per le funzioni di giudice delle indagini preliminari, l'ufficio Gip-Gup del Tribunale di Trento. Così, dopo gli arresti di giovedì scorso, il fascicolo è passato alla Procura trentina. A distanza di 48 ore circa, il procuratore capo Giuseppe Amato e i sostituti Davide Ognibene e Pasquale Profiti hanno chiesto la conferma della misura di custodia cautelare solo per 10 dei 17 presunti jihadisti. A questo punto, martedì, il gip di Trento Francesco Forlenza è stato «costretto» a revocare la misura per i 7 soggetti ritenuti dai pm trentini non sufficientemente pericolosi da meritare il carcere. Ora starà allo stesso giudice decidere se confermare l'ordinanza di arresto per gli altri 10. Irritazione traspare fra gli investigatori romani.

 

 


L'ORGANIZZAZIONE RAWTI SHAX

Stando all'accusa, come formulata dalla Procura di Roma, l'organizzazione sarebbe nata sulle ceneri della Ansar al Islam, gruppo terroristico sciolto dopo le operazioni giudiziarie norvegesi del 2003, che portarono in manette il mullah Krekar. In particolare, è annotato negli atti, i diciassette «si associavano tra loro e con persone non identificate, stanziali in Europa ed in Medio Oriente, nell’ambito di una struttura organizzata transnazionale, confessionale, radicale e fondamentalista, chiamata Rawti Shax o Didi Nwe, («il nuovo corso» o «verso la montagna»), avente finalità di terrorismo internazionale, operante in rete in gruppi cellulari attivi in Europa e Medio Oriente (in particolare Germania, Svizzera, Inghilterra, Finlandia, Italia, Grecia, Svezia, Norvegia, Iraq, Iran e Siria)». L'obiettivo finale sarebbe stato il «rovesciamento dell’attuale governo del Kurdistan iracheno, per sostituirlo con uno stato teocratico fondato sulla applicazione della sharia islamica». Ma non solo. Per portare a compimento il piano i magistrati ritengono che l'organizzazione puntasse al «compimento di atti di violenza anche sul suolo europeo o contro obiettivi occidentali, allo scopo di intimidire la popolazione o esercitare pressioni su poteri pubblici ed organizzazioni internazionali, nonché della partecipazione nei teatri dello jihad, gestendo a tale scopo campi di addestramento paramilitari».

 

 


LA CELLULA ITALIANA

Fondamentale il ruolo svolto dalla cellula italiana. Sette delle diciassette persone colpite dalla misura cautelare del gip di Roma sono state localizzate sul territorio italiano, in particolare nella provincia di Bolzano. Merano era uno degli snodi chiave della rete di jihadisti: Nauroz Abdul Rahman, uno degi arrestati (attualmente detenuto nel carcere di Trento e non scarcerato dal gip trentino), era «particolarmente attivo» nell'attività di reclutamento dei militanti, «sia attraverso internet sia direttamente, attraverso lezioni che teneva nel proprio appartamento di Merano - luogo di riunioni segrete e crocevia di aspiranti jihadisti - al fine di convincere i suoi allievi a partecipare ad azioni armate di guerra o terroristiche pianificate come suicide».

Il Mullah Krekar in persona aveva scelto Nauroz per costituire il «comitato segreto» ossia un gruppo di fuoco operativo sul territorio europeo. «Quando Nauroz gli rappresenta le sue difficoltà economiche e di permanenza in Italia – si legge nell'ordinanza di arresto – Kamil risponde che è meglio che rimanga in quello Stato, rassicurandolo sulla possibilità per loro di inviargli denaro, sottolineando l'interesse di "Rawti Shax" per la cellula italiana e per l'efficienza del suo apparato logistico e finanziario». Nauroz: "Io devo essere paziente. Ricevo denaro e mi continuano a pagare il canone d'affitto. Se loro interrompono i pagamenti, ti faccio sapere". Il riferimento è al fatto che il presunto jihadista percepiva dall'amministrazione locale un sussidio sociale.

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