Un’esultanza macabra esplosa in nome dell’Isis nel momento esatto in cui la tv ha dato la notizia che Parigi era sotto attacco da parte dei combattenti dello Stato islamico, un po’ come avvenne - spiegano all’Antiterrorismo - per la rivolta nel carcere di Padova nel gennaio scorso. Anche stavolta urla di felicità incontenibili nell’apprendere che nella Capitale francese gli uomini del Califfo al Baghdadi erano entrati in azione per ammazzare gli «infedeli»; un grido euforico e liberatorio per quanto i loro «fratelli» stavano compiendo e loro non potevano realizzare solo perché dietro le sbarre. La sera di venerdì 13, infatti, dal carcere calabrese di Rossano (Cosenza), quattro dei 21 terroristi islamici detenuti hanno gridato «viva la Francia libera», gioiosi per le bombe che in quegli stessi minuti stavano scoppiando nel centro di Parigi. Gli agenti della polizia penitenziaria li hanno sentiti entusiasmarsi, rinchiusi in quella che ormai viene chiamata la "Guantanamo calabrese", una sezione speciale di Alta sicurezza 2, in una scala che va dall’As1 all’As3, che dal 2009 ospita alcuni presunti terroristi affiliati ad Al Qaeda. Fra loro c’è anche l’ex imam di Bergamo Hafiz Muhammad Zulkifal, arrestato nell’aprile scorso dalla Divisione antiterrorismo della Dda di Cagliari perché accusato di strage e associazione a delinquere finalizzata al terrorismo. Zulkifal è sospettato anche di aver concorso all’attentato del 2009 al mercato di Peshawar (100 morti). Il suo avvocato, Omar Massimo Hegazi, contattato da Il Tempo , ha dichiarato: «Se dovesse venir fuori, al di là di ogni dubbio, che il mio assistito è fra coloro che hanno gioito alla notizia degli attentati in Francia, rinuncerò al mio mandato». Dal carcere di Rossano è passato anche Khalil Jarraya, terrorista tunisino fermato nel 2008 ed espulso nella sua terra d’origine dopo la condanna a 7 anni per associazione terroristica internazionale. E ancora. Pochi giorni prima dell’attacco a Parigi nella cella di un istituto penitenziario calabrese dov’era detenuto uno straniero musulmano sono stati rinvenuti ritagli di giornali arabi in cui si parlava dell’Isis e sotto, a penna, erano riportati slogan inneggianti al Califfato. Il detenuto si è giustificato dicendo di averli trovati al suo arrivo, ma un’indagine interna ha portato ad accertare che il galeotto che aveva occupato la cella prima di lui con l’Islam non aveva nulla a che fare. Ciò dimostra che spesso gli integralisti islamici, non individuati fin dall’inizio come tali e arrestati per reati minori, non vengono condotti in carceri di massima sicurezza e questo garantisce loro più libertà di proselitismo. Da qui due evidenze: che anche nei circuiti ordinari è necessaria un’attività di controllo capillare e che una formazione più specifica del personale è indispensabile. Anche perché, come dice Donato Capece, Segretario del Sappe, «i detenuti musulmani fra loro parlano arabo, ed è impossibile capire cosa si dicono e quali sono le loro intenzioni». Intanto ieri in carcere è finito B.S.J, 24enne di padre tunisino ma di madre italiana, che nel corso della puntata di Quinta Colonna ha giustificato la strage nella redazione di Charlie Hebdo accusando francesi e americani del massacro di venerdì scorso a Parigi. La polizia lo ha fermato presso la moschea del quartiere Centocelle a Roma.
I terroristi festeggiano in carcere
I detenuti islamici reclusi hanno esultato subito dopo l’attentato Condivideva ragioni strage Charlie Hebdo. Arrestato a Roma LEGGI ANCHE Ecco i 100 reclusi che fanno proselitismo
