È stato il Califfo Al Baghdadi in persona a ordinare l’attacco che venerdì notte ha sconvolto Parigi. E dell’imminente pericolo i servizi segreti iracheni, il giorno prima degli attacchi, avevano avvertito i governi occidentali, Francia in particolare. Ma non è servito a nulla. Il leader dell’autoproclamato Stato islamico, dunque, ha impresso direttamente la sua mano mortale sul giorno più triste della Capitale francese, chiedendo ai suoi seguaci di agire contro i Paesi della coalizione che sono ormai da mesi impegnati nel lanciare attacchi dal cielo su Iraq e Siria, territori il larga parte in mano al Califfato. «Usate bombe, omicidi e presa d’ostaggi», ha chiesto Al Baghdadi ai suoi uomini. E così è stato. I 132 morti nei sei attacchi sul territorio francese, segnano, così, la sua più crudele vittoria. La rivelazione non ha sorpreso. Nel giorno degli attacchi al cuore della Francia, infatti, la rivendicazione dell’Isis, con messaggi diffusi attraverso canali ufficiali della propaganda del Califfato e tradotti in più lingue, non si era fatta attendere: «La Francia manda i suoi aerei in Siria, bombarda uccidendo i bambini, oggi beve dalla stessa coppa - ha proclamato lo Stato islamico - In un attacco benedetto da Allah, un gruppo di soldati del Califfato, che Allah gli doni potenza e vittoria, ha preso come bersaglio la Capitale degli abomini e della perversione che porta la bandiera della croce in Europa, Parigi. Un gruppo di martiri è avanzato contro i nemici, cercando la morte nel sentiero di Allah per umiliare i nemici». Poi ha proseguito: «Otto fratelli kamikaze, con cinture esplosive e fucili d’assalto, hanno preso come bersaglio gli angoli scelti minuziosamente nel cuore della capitale francese: lo stadio di Francia, durante l’incontro di due Paesi crociati Francia e Germania, al quale assisteva l’imbecille di Francia, Francois Hollande. Poi il Bataclan, dove erano riuniti centinaia di infedeli, durante una festa di perversione, così come altri obiettivi nel decimo, undicesimo e diciottesimo arrondissement». Pochi giorni prima l’Isis aveva rivendicato anche gli attentati di Beirut, in Libano, «contro un raggruppamento di sciiti e apostati». E ancora prima, a ottobre, anche l’abbattimento dell’aereo russo se lo era attribuito Al Baghdadi. In un primo tempo senza fornire prove. Anzi, chiedendo alle autorità di Mosca di dimostrare loro che non era stato l’Isis a compiere la strage che ha provocato la morte di 224 passeggeri. La mano del Califfo è stata poi sostanzialmente accertata dalle analisi scientifiche che hanno provato la presenza di una bomba a bordo. Quando il capo dell’Isis ordina, quando Al Baghdadi minaccia, c’è chi, in qualunque parte del mondo, esegue. Un avvertimento soprattutto per l’Italia. I continui riferimenti alla Capitale nei proclami dello Stato islamico, infatti, devono fare paura. Più volte i jihadisti hanno detto che «la Libia è la porta per arrivare a Roma». Minacce arrivate via web, ad esempio, mentre i seguaci del Califfo creavano a Sirte un «emirato» e istituivano contemporaneamente le Corti islamiche e la separazione dei sessi nelle scuole. A postarlo sul proprio profilo Twitter è stato un combattente dello Stato Islamico, Abu Gandal el Barkawi, con queste precise parole: «Andare a Roma, o Romia, passando per la Libia, la porta per Roma». Accanto al testo comparivano le immagini della Città Eterna in fiamme osservata dal Cupolone. Il messaggio proseguiva: «Le armi degli Ottomani sono state lanciate e hanno accerchiato Roma dopo avere conquistato la Libia a sud dell’Italia. Chi vuole prendere Roma e l’Andalusia deve cominciare dalla Libia». Prima di Abu Gandal, un altro account jihadista aveva messo nel mirino la Capitale: «Stiamo arrivando a Roma», si leggeva, e accanto compariva un combattente armato che osserva il Colosseo sovrastato da una bandiera nera, simbolo del Califfato. Quando Al Baghdadi ordina, i suoi seguaci eseguono. Pochi mesi fa, a Mosul, in Iraq, la richiesta del Califfo ha portato alla distruzione di moschee, all’abbandono delle scuole e alla pretesa che le donne fossero coperte integralmente, mani comprese. Lo stesso è accaduto su ogni territorio conquistato. L’ordine impartito ai suoi fedeli integralisti per abbattere la loro furia sulla Francia, dunque, è solo l’ennesimo desiderio di uno dei più temibili avversari che l’Occidente si sia mai trovato ad affrontare.
L’ordine del Califfo "Colpite chi ci bombarda"
Al Baghdadi: "Usate bombe, omicidi e presa d’ostaggi" "La Francia attacca la Siria e ora beve dalla stessa coppa"
