Settantacinque milioni di euro spesi dal 2003 ad oggi solo per liberare 19 ostaggi italiani rapiti nei Paesi a rischio. Sarebbe questa la cifra da capogiro finita in mano a gruppi terroristici e tagliagole che con i soldi italiani hanno finanziato le proprie attività criminali. Un fiume di denaro che negli anni è stato consegnato in mano ai sequestratori in Iraq, Libia, Siria, Afghanistan, Algeria e Mauritania. Un bilancio pesante, anche se mai confermato ufficialmente dal nostro Paese, ma che nel tempo ha innescato numerose polemiche non solo interne. Molti Stati esteri, infatti, hanno sempre invitato l’Italia a non pagare. Gli ultimi riscatti pagati in ordine di tempo sono quelli di Greta Ramelli e Vanessa Marzullo, rapite in Siria il 31 luglio 2014 e liberate a gennaio scorso. Solo per la liberazione delle due cooperanti il nostro Paese avrebbe pagato 12 milioni di euro al gruppo terroristico che le aveva rapite. Una cifra che ha sconvolto l’opinione pubblica e innescato una polemica che, per certi aspetti, è ancora in corso. Il denaro ottenuto attraverso i sequestri viene «reinvestito» dai terroristi per l’acquisto di armi che servono per portare avanti il jihad. Una parte arriva anche al giro di mediatori che «aiutano» la trattativa con i rapitori, e che di certo non sono persone disinteressate. Prima del rilascio delle due cooperanti, nel novembre 2014, sono tornati a casa, previo riscatto, altri due ostaggi. Si tratta di Marco Vallisa, il tecnico piacentino rapito il Libia il 5 luglio 2014, e Gianluca Salviato, il tecnico scomparso nell’est della Libia il 22 marzo 2014. Entrambi, quando sono stati presi, si trovavano nel Paese nordafricano per motivi di lavoro. Per loro sarebbe stato pagato un milione di euro a testa. Relativamente poco in confronto ad altre somme versate nelle tasche dei terroristi nel corso degli anni. Nell’elenco dei soldi pagati dall’Italia in cambio della liberazione di altri ostaggi, tra gli altri, figurano i 4 milioni di euro serviti per riportare a casa il giornalista de La Stampa, Domenico Quirico, anche lui rapito in Siria il 9 aprile del 2013 e rilasciato dopo 150 giorni di prigionia. Cifre da capogiro anche per la liberazione della giornalista de Il Manifesto Giuliana Sgrena, rimasta nelle mani dei sequestratori per un mese, è liberata per 4,6 milioni di euro. Di questa lista fanno parte anche le cifre spese per altre due cooperanti Simona Torretta e Simona Pari, sequestrate il 7 settembre 2004 in Iraq e liberate il 29 dello stesso mese in cambio di un milione di euro a testa. Per Clementina Cantoni, la cooperante rapita a Kabul il 16 maggio 2005 e rilasciata il 9 giugno dopo 24 giorni di prigionia, il governo italiano avrebbe dato ai terroristi 8 milioni di euro.
E un sacco di soldi per pagare i riscatti
Dal 2003 a oggi spesi 75 milioni per liberare i nostri 19 ostaggi rapiti nei Paesi a rischio
