Politica

Presidente del Consiglio senza un progetto e con derive autoritarie

di Lamberto Dini * Renzi ha contribuito a dare al sistema Italia quella scossa che era più che mai necessaria dopo anni e anni di sostanziale immobilità riformatrice. Va ascritto a suo merito di...

Renzi ha contribuito a dare al sistema Italia quella scossa che era più che mai necessaria dopo anni e anni di sostanziale immobilità riformatrice. Va ascritto a suo merito di aver avviato una serie di riordini da tempo attesi, anche se forse, in qualche caso, con scarsa attenzione all’appropriatezza dei contenuti delle singole riforme. Vedo invece con qualche preoccupazione il filone delle riforme istituzionali e sono allarmato di questo netto rafforzamento della figura del Primo Ministro, senza gli adeguati checks and balances, che dovrebbero accompagnare questo tipo di cambiamento. Con la netta diminuzione degli attuali balances, come avviene ad esempio con la sostanziale cancellazione del Senato e con il sostanziale indebolimento del potere della Camera si creerà una situazione quantomeno anomala. Quanto poi ai contrappesi in seno al Governo, nonostante Pier Carlo Padoan sia persona egregia, come abbiamo già visto, il ruolo del ministro dell’Economia viene sovrastato da quello del Primo Ministro Renzi, relativamente all’effettiva conduzione della politica economica e alle nomine negli enti e nelle imprese pubbliche. Questo dovrebbe impensierire tutti coloro che hanno a cuore il buon funzionamento di una democrazia. Non basta gridare lai e lamenti su «Renzi uomo solo al comando»: la funzione di forze politiche critiche e di opposizione è quella di proporre e preparare modelli alternativi. Io vedo invece una grave latitanza della cultura politica e della cultura istituzionale nel nostro Paese. Vedo riforme fondamentali fatte a pezzi e bocconi con l’intendimento quasi esclusivo di rafforzare il potere di chi oggi comanda. Questo non può non essere fonte di preoccupazione. Stando così le cose, la mia proposta sarebbe di mettere uno stop e di convocare un’Assemblea Costituente, fatta di un centinaio di componenti, eletti con criterio proporzionale e con l’incarico di procedere a quel necessario ridisegno della seconda parte della Costituzione non a favore di tizio o di caio ma nell’interesse della democrazia italiana. Devo dire che del Premier apprezzo l’energia, la determinazione, il coraggio e il senso del rischio che sono doti importanti per guidare un Paese. Quello che mi turba di Renzi però è che, mentre il Paese ne avrebbe molto bisogno, non vedo né scelte chiare e decise, né un progetto, una visione di fondo per lo sviluppo dell’economia e della società italiana. Non ho capito poi l’attacco maturato per molti mesi, nella prima fase del Governo, contro gli alti burocrati, con i connessi tagli di stipendi, come se il problema dell’inefficienza o dei costi della politica si identificasse con i costi dell’alta burocrazia. I Governi hanno bisogno di buoni civil servants, spetta ai Ministri saper selezionare i migliori, coinvolgerli e saperli valorizzare. È sbagliato per il Governo o il Premier scatenare la guerra contro i civil servants in una logica populista.

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