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Aereo colpito. Bomba, missile o sabotaggio

Satellite-spia conferma esplosione in volo. Aperte le scatole nere dell’A321 russo Gli Usa: non è escluso attentato terroristico. Mosca: no a conclusioni affrettate

Bomba o missile? Chi ha fatto esplodere sul Sinai il volo 9268 diretto da Sharm El Sheikh a San Pietroburgo? Trenta secondi prima di troncare ogni contatto l’Airbus 321 della compagnia russa Metrojet è salito di tremila metri in tre secondi, per poi ridiscendere, innalzarsi nuovamente e schiantarsi nel deserto, uccidendo 224 persone. «Sobbalzi» annotati da «Flightradar 24», il registro aeronautico online. «L’aereo ha perso velocità ed è sceso di altri cinquemila piedi prima di svanire», conferma Alexander Smirnov, supervisore della flotta di Metrojet. «In appena mezzo minuto la velocità di crociera è scesa da 468 a 70 miglia all’ora». Troppo poco perché un jet di quelle dimensioni riuscisse e restare in aria. Nel frattempo, però, era avvenuto l’irreparabile. Una bomba era esplosa a bordo. Ma potrebbe essere stato colpito da missile. Oppure un atto di sabotaggio potrebbe aver provocato un danno grave e immediato. Le immagini dell’esplosione e della fusoliera che si spacca e cade nel deserto sono state riprese anche dal satellite-spia russo Olymp-Luch che staziona intorno all’equatore. Che qualcosa non sia andato per il verso giusto e che l’incidente frutto del cedimento strutturale della fusoliera sia l’ipotesi meno probabile lo testimonia lo sbarco in Egitto di un team di specialisti russi composto da ben 83 ingegneri, tecnici e militari. «Siamo certi che non vi sia stato nè un problema tecnico nè un errore del pilota», sostiene Metrojet. «Una forza esterna ha agito sulla carlinga», sottolinea il vicepresidente della low cost Viktor Yung. Ventritré minuti dopo il decollo da Sharm El Sheikh, avvenuto alle 3.51 di sabato, l’A321 è scomparso dai radar. Poco prima il comandante, Velary Nemov, aveva chiesto di cambiare rotta e atterrare al Cairo per un problema al sistema wireless che comanda alcuni apparati del jet. Poi lo schianto a 35 chilometri da Al Arish. «Il velivolo si è rotto in dodici pezzi, i resti sono sparsi su venti chilometri quadrati», fa sapere il ministro dei Trasporti russo Maxim Sokolov. «Al momento è azzardato trarre qualsiasi conclusione», dice a chi in questi giorni ha avanzato l’ipotesi dell’abbattimento del volo da parte dei ribelli del Sinai che simpatizzano per l’Isis. Nel 2008 Mosca ha venduto batterie di missili S-125 alla Siria, all’Egitto e alla Libia e proprio da quest’ultima potrebbero essere stati trafugati dopo la caduta del governo guidato dal colonnello Gheddafi. «Se fosse stato usato un S-125 i miliziani dovrebbero avere operatori molto preparati - fanno notare gli esperti - Per usare una tale arma al massimo delle potenzialità non bastano rampa e carburante, serve un sistema radar di tiro». «Potrebbe essere stato utilizzato un missile Starburst», riporta il Times europeo. Missile che viene lanciato con un cannoncino «a spalla», impiegato dagli eserciti britannico e canadese e venduto dall’inglese Thales anche a Kuwait e Arabia Saudita. Dai Paesi del Golfo, suggerisce, ne potrebbero essere finiti alcuni esemplari allo Stato Islamico. C’è però chi fa notare che poco lontano dal luogo dove è precipitato l’aereo, nell’israeliano deserto di Arava, era in corso l’esercitazione militare «Blue Flag» (bandiera blu) che il 30 ottobre il «Times of Israel» presenta come una delle più grandi mai effettuate e annuncia che proseguirà fino al 3 novembre. In volo le forze aeree di Israele, Stati Uniti, Grecia e Polonia. In qualità di osservatori «ufficiali e piloti inviati da diversi Paesi, Germania inclusa». La prima rivendicazione inviata dall’Isis in Rete ha la «strana» forma di una bandiera con il fondo blu, dove è riportato il testo del comunicato in arabo. Mentre al Cairo si aprono le due scatole nere, da Sharm El Sheikh prende piede una terza pista, quella della «falla nel sistema di sicurezza dell’aeroporto che potrebbe aver permesso di mettere una bomba sull’Airbus della Metrojet». Il direttore della Nsa statunitense James Clapper ritiene «improbabile» che l’Isis abbia armi in grado di abbattere aerei ma «non lo esclude». Per precauzione Emirates, Air France, Klm e Lufthansa ora non sorvolano più il Sinai. «Decisione irresponsabile», boccia il ministro degli Esteri egiziano Sameh Shoukry. «Dobbiamo fare di tutto per scoprire cosa è successo e rispondere in maniera appropriata», insiste il presidente russo Vladimir Putin che annuncia due milioni di rubli di risarcimento per ogni passaggero morto, poco più di 28mila euro.

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