Politica

Marco Causi: «Se serve un candidato mi presento io»

L'ormai ex vicesindaco di Roma pronto a scendere in campo

Marco Causi, l’ormai ex vicesindaco di Roma, il Campidoglio l’ha lasciato poche ore prima che le dimissioni contestuali di 26 consiglieri rendessero ufficiale la fine di Marino. Oggi, mentre le “macerie romane” continuano a cadere, Causi, che è anche deputato Pd, non ha dubbi nel dire che Marino si è fatto fuori con le proprie mani, e allo stesso tempo non esclude la possibilità di candidarsi a sindaco della Città Eterna.     Se dovesse individuare una causa specifica a cui addebitare il disastro romano degli ultimi mesi, verso chi o cosa punterebbe il dito? «Verso i troppi anni di mancata manutenzione dei cervelli politici di questa città. La classe dirigente romana non fa da tempo una riflessione approfondita su Roma. Non a caso i parlamentari romani non riescono a fare squadra nemmeno quando ci sono da approvare provvedimenti utili per la loro città. Ognuno gioca per sé. Lo voglio dire anche al M5S. Non pensino che i problemi romani possano essere risolti con uno schiocco di dita da un supereroe della Marvel».     È stata una congiura a buttare giù Marino oppure il sindaco si è suicidato? «Sono stato artefice di un tentativo di ricomposizione, proprio a casa mia. Sono testimone dell'offerta del Pd a Marino: andare in aula, incontrarsi lunedì con Renzi pubblicamente e il 5 novembre presentarci tutti assieme alla prima udienza del processo sul “Mondo di mezzo”. Lui ci ha risposto che doveva pensarci e il giorno dopo ha ritirato le dimissioni. È stato Marino a rompere le trattative. Quindi il suo mi sembra più un suicidio, la scelta di una posizione solitaria senza sbocchi politici».     Ma l’avervi nascosto di essere indagato, cosa ci dice del Marino politico e anche del Marino uomo? «Che è un abilissimo dissimulatore con una grande tenuta nervosa, probabilmente conseguenza della sua professione di chirurgo. Siamo stati cinque ore a casa mia e non ci ha detto neanche una parola sull’avviso di garanzia».     Il Pd, però, non è certo esente da errori. «Alcuni accusano il partito di aver sostenuto troppo Marino, altri di averlo fatto troppo poco. I fatti dimostrano che gli aiuti sono arrivati: attraverso provvedimenti parlamentari, ad esempio, o l'innesto di nuovi uomini in giunta. Poi la situazione è divenuta ingestibile».     Come si immagina il prossimo sindaco? Come Marchini, ad esempio? «Non sono appassionato all'identikit estetico-politico del nuovo sindaco, ma interessato a capire se si riuscirà ad avere una squadra ampia di governo e se sarà possibile elaborare idee in grado di rendere la macchina capitolina governabile».     Potrebbe essere lei il candidato del Pd? «Non credo di avere il physique du rôle estetico-politico, appunto. Ma se potesse essere utile una candidatura di servizio alle primarie, dal profilo strettamente programmatico-professorale, con l'obiettivo di mettere a disposizione la mia esperienza a vantaggio di chi vince le primarie, potrei anche pensarci».     Beh, magari poi le primarie le vince lei. «Mi sembra molto improbabile».

Commenti

I commenti non sono al momento disponibili e saranno ripristinati non appena possibile. Grazie per la pazienza.