Pronto Telecom? Mais oui, c’est nous .Forse non siamo ancora a questo punto, ma è vero che l’azionariato di Telecom Italia, la voce degli italiani, parla sempre più francese. Il miliardario d’oltralpe Xavier Niel – con una fortuna personale quotata sui 10 miliardi di euro - ha acquisito una quota di minoranza del gruppo italiano – del 6% - attraverso una società di investimento. Quota che si somma al 5% già in possesso del magnate – fondatore, tra le altre cose, dell’Internet provider Iliad – e che lo porta a possedere potenzialmente l’11,2% del pacchetto azionario della compagnia. La mossa ha galvanizzato il mercato: dopo la diffusione della notizia – che Niel, interpellato da Bloomberg, non ha voluto commentare - il titolo Telecom ha chiuso con un rialzo monstre dell’8,7%. Niel diventa infatti così il secondo azionista del gruppo di telecomunicazioni italiano, secondo solo a un altro francese: Vincent Bollorè. Che, insieme a Vivendi, controlla il 20% di Telecom. Insomma, un terzo della compagnia telefonica – poco più del 31%, per essere esatti – ormai è di proprietà dei trasnsalpini. Certo, la quota è divisa tra due personaggi assai diversi: Bollorè è un finanziere, Niel una sorta di Steve Jobs (o, forse Larry Flint) in chiave francese. Da giovane, infatti, è stato il pioniere della diffusione di Internet in Francia, ha lanciato una compagnia di telecomunicazioni low cost ed è stato anche l’inventore dei messaggi porno-soft sul minitel, quel precursore di internet che in Italia si chiamavano Videotel. Difficile quindi vedere un collegamento tra i due uomini d'affari; ma il sospetto che tra i due, pur così diversi, possa esserci un accordo per una scalata francese alla Telecom c’è. La Consob da parte sua ha fatto sapere che «il tema è al centro dell'attenzione degli uffici», con riferimento al fatto che oltre la soglia di possesso del 25%, già superata se Bolloré e Niel avessero agito di concerto, scatterebbe l'obbligo di Opa. Per l’ad di Telecom, Marco Patuano, invece, l’arrivo di Niel non è un preludio ad un «biscotto» francese, ma solo l’evidente conseguenza del buon lavoro della compagnia italiana. «L’arrivo di un nuovo azionista», ha spiegato a margine di un convegno, «significa che la strategia che abbiamo messo in campo crea valore. Il fatto che abbiamo investitori esperti di telecomunicazioni che guardano con grande interesse al nostro titolo significa che la nostra strategia crea valore. È troppo facile dire che tutti gli azionisti sono i benvenuti, ma in questo caso si tratta di azionisti che sanno di cosa si sta parlando perché sono del settore e quindi è un'ulteriore conferma che abbiamo fatto bene». Per Patuano l’idea dell’accordo tra i due è fantasiosa. «Non credo che si tratti di un fronte o una cordata unica. Non so neanche se siano avversari. L’ipotesi che possa esserci un legame è il «leitmotiv» da questa mattina, ma al di là della motivazione banale che se superassero le soglie rilevanti ci sarebbero ripercussioni di tipo giuridico, onestamente non penso che ci sia una liaison». I lavoratori, invece, appaiono un poco più preoccupati. Il segretario generale della Cgil-Slc Massimo Cestaro ha già chiesto un intervento del governo per confrontarsi sulle politiche industriali di Telecom. «Come sempre sostenuto da Slc Cgil - dichiara Cestaro in una nota - non è opportuno richiamare nazionalismi anacronistici, ma interrogarsi su quale sarà il futuro di Telecom Italia, la principale impresa di Tlc operante in Italia, e quale il suo ruolo nella realizzazione della banda ultralarga, infrastruttura necessaria a consentire al Paese di recuperare il ritardo digitale accumulato. Queste sono domande cui il Governo e la politica dovrebbero dare pronta risposta. Un piano di investimenti pubblici di 7 miliardi, una discussione totalmente priva di chiarezza sugli assetti organizzativi di Metroweb e sui conseguenti intrecci con Telecom, la necessità di ridefinire le regole per la parità di accesso all'infrastruttura da parte di tutti gli operatori non sono partite che si possono giocare in segreto. Ne va del futuro di questo Paese e un dibattito alla luce del sole appare quanto mai necessario».
I francesi «in silenzio» si prendono Telecom
Un altro pezzo di Made in Italy che se ne va
