Pedro Sanchez, per la sinistra italiana, era diventato il metro campione di Sèvres: misura assoluta del progressismo. Solo che il metro di platino-iridio non perde votazioni e soprattutto non scioglie precocemente le Camere.
In principio fu la devozione del «fare come in Spagna». Un cammino di Santiago di Compostela politico: pellegrini verso la Moncloa, conchiglia socialista sul bavero, e lavoro, salari, energia, fisco, immigrati, alleanze, destre da abbattere già con passaporto pronto al di là dei Pirenei. Bastava copiare.
La sinistra italiana, non riuscendo a fabbricarsi un modello proprio, si impegnava ancora una volta a importare quello altrui giusto in tempo per contemplarne il tramonto. Il Grand Tour delle rovine ideologiche.
La più fedele, Elly Schlein. Il 4 settembre annunciava sull’Espresso: «Faremo come Sanchez in Spagna», desiderio già pronunciato dieci mesi prima da Landini davanti a lei e a D’Alema, iberista pedrista documentato almeno dal 2019.
Il 13 settembre, Festa dell’Unità, altra sentenza schleiniana: in Spagna «la ricetta progressista genera crescita e benessere per tutte e tutti. Funziona per le persone». Tre settimane e decine di migliaia di spagnoli erano in piazza per la casa e il governo veniva battuto proprio sulle misure abitative. Un mese dal «faremo come» di Elly e Sanchez, non sapendo più dove andare a sbattere, convocava elezioni anticipate.
«Fare come in Spagna». Benissimo: e in Spagna che fanno? Parlamento a singhiozzo, bilanci inchiodati al 2023, disagio sociale e casa trasformata in supplizio nazionale. Il modello, alla fine, incontra quella cosa villana chiamata realtà.
Non era una cotta stagionale. Il 4 febbraio 2025 Schlein definiva la settimana di 37,5 ore «una svolta storica», segno che «un altro modello di futuro è possibile, anche in Italia». Peccato non fosse possibile neppure in Spagna: sette mesi dopo il Congresso di Madrid la seppelliva.
A luglio la Spagna era comunque un «esempio virtuoso». Il 19 aprile 2026, davanti al taumaturgo, Elly disse: «Grazie Pedro, hai dimostrato che l’agenda progressista funziona», «un punto di riferimento». Il 3 maggio: «È la prova che le politiche progressiste funzionano».
L’esecutivo un po’ meno, se non come una macchina di Jean Tinguely: ferraglia in moto, clangore, bulloni, autodemolizione come spettacolo pubblico.
Ma il culto aveva molti seguaci. Fratoianni voleva «fare come in Spagna» per «fermare l’onda delle destre più reazionarie». Nel frattempo Vox ha raddoppiato i seggi in Aragona e viaggia intorno al 18 per cento nazionale. L’onda nera, evidentemente, non legge gli atti congressuali di Sinistra Italiana.
Gualtieri celebrava «il positivo esempio della Spagna di Sanchez» alla voce «vincere e governare bene». Come? Governo di minoranza navigante a vista, regolarizzazione di massa dei clandestini nonostante una mozione contraria, successivo disastro migratorio, appoggi parlamentari che saltano su provvedimenti cardine, legislatura chiusa prima del tempo.
Boccia: «Bisogna costruire l’Europa della giustizia sociale, di chi unisce e non di chi divide. Sanchez ha dimostrato che si può fare».
Zingaretti vedeva «crescita e coesione» e sull’immigrazione una gestione «ordinata», «severa, anzi inflessibile». Poi le proteste in tutta la Spagna e, prima, Ceuta, dove l’«inflessibilità» non si riuscì ad apprezzare nemmeno dopo oltre settantamila ingressi irregolari.
Ruotolo scelse la fusione metafisica: «Siamo tutti Pedro Sánchez». Conte lo promosse «hombre vertical, un uomo dalla schiena dritta». Maraio, Psi, voleva «importare» il modello già nel 2022.
L’Espresso nominò Pedro Persona dell’Anno 2025 e il direttore Carelli, già deputato 5 Stelle, lo definì «un punto di riferimento in un’Europa smarrita». Oggi la categoria più adatta sarebbe Persona dell’Anno Scorso.
Marco Damilano nel 2023 – quando le Cortes approvarono l’ultimo bilancio spagnolo – confezionò su Domani «Il Codice Sanchez. Il manuale per sconfiggere una premier senza futuro». La premier senza futuro è ancora lì.
Il manuale consegna invece un Psoe in affanno e falcidiato dalle inchieste, la destra più forte, l’uomo codificato al capolinea della terza presidenza, a proposito di novità.
E i fedeli italiani? Restano davanti al santuario chiuso, depliant in mano, custodi di una Pompei interiore fatta di dichiarazioni fossilizzate, invecchiate non granché bene.
Ma il modello resta validissimo. Basta cambiare la targhetta sotto Pedro: aggiungere «ex» davanti a «modello politico». E avanti un altro.
