Il vivaio «Hobby Flora», nato grazie ha una presunta delibera illecita, è stato sequestrato e tra le sedici persone indagate, oltre a funzionari e dirigenti comunali, vi sono anche alcuni politici. Si tratta di Alfredo Antoniozzi, all'epoca assessore alla casa. Al suo fianco rischiano di sedere sul banco degli imputati Pasquale Calzetta, ex presidente del XII Municipio, Marco Pomarici, ex presidente del consiglio comunale e Massimo Sciorilli, ex vice segretario generale dell’Amministrazione. Gli indagati sono accusati a vario titolo di concorso in abuso di ufficio, falso ideologico, tentato abuso di ufficio e invasione di terreni. Si tratta di un'indagine ancora in corso e non si può fare di tutta l'erba un fascio perché, in virtù del ruolo ricoperto, i politici potrebbero essere stati coinvolti dopo aver firmato e votato atti che, magari, credevano fossero stati precedentemente verificati. La vicenda riguarda il vivaio Hobby Flora, della SO.GE.PA srl, di cui sono titolari gli indagati Rita Sorichetta e Giuseppe Sorichetta. Secondo il pm Alberto Galanti, attraverso una delibera risalente al maggio 2010, veniva garantito ai proprietari di Hobby Flora «un ingiusto vantaggio patrimoniale». Gli inquirenti infatti sostengono che quel vivaio è ubicato in un'area incompatibile con il piano regolatore. In pratica, stando al decreto di sequestro, si attestava «falsamente che l'area fosse inclusa in un Punto Verde Qualità e che la destinazione commerciale fosse compatibile con la destinazione urbanistica dell'area». Il pm non ha dubbi: «In nessun modo era possibile considerare i parametri propri dei Punti Verde Qualità». Inoltre, l'area in questione ricade «all'interno del Piano di Bacino del Fiume Tevere (...) ed in particolare all'interno del perimetro del corridoio fluviale». Quindi alla conferenza servizi avrebbero dovuto partecipare anche l'Autorità idraulica regionale e l'Autorità di Bacino del Tevere. Disposizione questa che sarebbe stata «totalmente ignorata». E ancora: «L'area affidata in concessione veniva incomprensibilmente portata dagli originari 7.094 metri quadri ai 11.725 metri quadri concessi». Inoltre i proprietari avrebbero occupato anche l'area di proprietà del demanio ferroviario e sarebbero state realizzate opere senza il parere del Genio civile, chiedendo in seguito che le stesse venissero sanate. La proprietà avrebbe anche realizzato lavori per trasformare il luogo in un museo con un lago e un'area attrezzata per bambini. Però «l'area giochi è recintata e accessibile solo dall'area del vivaio quindi non fruibile al pubblico nelle giornate di chiusura del vivaio. Non si è inoltre rinvenuta traccia del laghetto e il museo è costituito da un'area su cui sono posizionati solo alcuni attrezzi storici da giardinaggio». Inoltre vi sarebbe stato il tentativo di affidare alla stessa società anche i lavori di manutenzione del parco circostante sgravando la SO.GE.PA sr dagli oneri concessori, 33 mila euro. Ovvero «consentendo alla stessa di usufruire dell'immobile sostanzialmente gratis». «Sono stato tirato dentro in quanto firmatario della delibera – spiega Pomarici - Ho firmato per 5 anni tutte le delibere che sono state votate in assemblea capitolina». «Vi fu una delibera della giunta e una del consiglio municipale – risponde invece Antoniozzi - Fu fatta sulla base di studi e verifiche. Se poi questi fossero errati o attestati falsamente ognuno se ne assumerà le responsabilità». Insomma, i politici spiegano di aver dato seguito agli atti in virtù del ruolo ricoperto e di essere pronti a raccontare al pm la loro verità.
Un vivaio inguaia l’ex assessore Antoniozzi
Coinvolto nell’inchiesta sulla realizzazione dell’Hobby Flora con altri 15 indagati
