Politica

Oltre tribù e lotte intestine, per il rinnovamento della Rai

di Arturo Diaconale Caro Direttore, ho letto con interesse l’articolo di Luigi Bisignani che descrive la Rai come una sorta di Libia dove tante tribù diverse si arroccano nei rispettivi territori...

C aro Direttore, ho letto con interesse l’articolo di Luigi Bisignani che descrive la Rai come una sorta di Libia dove tante tribù diverse si arroccano nei rispettivi territori in attesa dell’arrivo del ciclone Renzi. Un ciclone che dovrebbe essere sospinto dal direttore generale Antonio Campo Dall’Orto trasformato dalla legge in approvazione al Senato in amministratore delegato e «uomo solo al comando» dell’azienda radiotelevisiva pubblica. Da neoconsigliere di amministrazione e neofita del settimo piano di viale Mazzini non ho conoscenza diretta delle presunte tribù, dei loro arroccamenti e delle loro lotte. Sono però pienamente consapevole che la Rai, anche per cancellare una volta per tutti i pregiudizi negativi che ha accumulato negli anni, abbia bisogno di un grande e profondo rinnovamento. Sulla base della legge in discussione in Parlamento il compito di realizzare il progetto di innovazione dell’azienda radiotelevisiva pubblica dovrà essere assunto dall’Amministratore Delegato. Questo attribuisce ad Antonio Campo Dall’Orto una grande responsabilità. Che mi auguro venga spesa per raggiungere quell’obbiettivo indicato dalla Presidente Monica Maggioni di trasformare la Rai in una «azienda normale» e non per realizzare quel «Ciclone Renzi» che invece produrrebbe solo una pericolosa «normalizzazione» dell’azienda. Sono convinto che l’attuale direttore generale abbia le competenze e le capacità per realizzare l’innovazione senza cadere nel rischio «normalizzazione». Per parte mia, in qualità di consigliere d’amministrazione con compiti di indirizzo e controllo fissati non solo dalla legge Gasparri ma anche dal Codice Civile, cercherò di dare il massimo del contributo consentito alla azione innovatrice di Campo Dall’Orto. In questa luce s’inserisce la proposta condivisa dagli altri consiglieri di amministrazione e raccolta di buon grado da Presidente e Direttore Generale, di tenere nel mese di novembre un seminario aperto ai componenti della Commissione di Vigilanza ed ai dipendenti Rai sul tema del futuro dell’azienda e del servizio pubblico. Discutere e confrontarsi in maniera aperta e trasparente può essere il modo migliore per avviare l’innovazione nel rispetto del pluralismo. Quel pluralismo che, con la vecchia e la nuova legge, è il principale fattore di legittimazione del servizio pubblico.

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