Dopo un tira e molla durato mesi alla fine Renzi non ha resistito alla tentazione di inserire qualche provvedimento sulle pensioni che però sono solo un primo passo prima della revisione della riforma Fornero, troppo costosa per entrare nella legge di Stabilità. Le misure però rischiano di essere onerose per i lavoratori e quindi destinate al fallimento. Nella manovra economica entrano la cosiddetta opzione donna, il part time, la settima salvaguardia per gli esodati e l’estensione della no tax area. La settima salvaguardia coprirà altri 32 mila esodati, dice il ministro Poletti, lasciati dalla legge Fornero del 2011 senza stipendio né pensione (ma la deputata pd Maria Luisa Gnecchi nella bozza di testo ne ha contati solo 26.300, mentre l'Inps in tutto ne stima 49.500 ancora da proteggere). Dopo un tira e molla durato mesi alla fine Renzi non ha resistito alla tentazione di inserire qualche provvedimento sulle pensioni che però sono solo un primo passo prima della revisione della riforma Fornero, troppo costosa per entrare nella legge di Stabilità. Le misure però rischiano di essere onerose per i lavoratori e quindi destinate al fallimento. Nella manovra economica entrano la cosiddetta opzione donna, il part time, la settima salvaguardia per gli esodati e l’estensione della no tax area. La settima salvaguardia coprirà altri 32 mila esodati, dice il ministro Poletti, lasciati dalla legge Fornero del 2011 senza stipendio né pensione (ma la deputata pd Maria Luisa Gnecchi nella bozza di testo ne ha contati solo 26.300, mentre l'Inps in tutto ne stima 49.500 ancora da proteggere). C’è poi il part time che però, facendo due conti, non pare un grande affare. A chi mancano tre anni dal traguardo previdenziale può scegliere di lavorare meno (tra il 40 e il 60%). L’azienda però deve essere d’accordo. Il part time non danneggia la pensione futura perchè lo Stato versa i contributi figurativi mentre il datore di lavoro integra la busta paga con il resto dei contributi che avrebbe versato in full-time. Il risultato è che si lavora la metà ma si prende i due terzi, ma per l'azienda costi quasi uguale. Il punto interrogativo è su chi accetterà questa opzione. Nella Stabilità è stata inserita anche l’estensione al 2015 dell’opzione donna. Le lavoratrici che entro il 31 dicembre di quest’anno compiono 57 anni e tre mesi (o 58 anni e tre mesi, se autonome) e hanno almeno 35 anni di contributi possono andare in pensione, evitando così lo scalone Fornero previsto per il 2016, quando l'età dell'uscita salirà di quasi due anni (65 anni e 7 mesi per le dipendenti, 66 anni e un mese per le autonome). Ma questa finestra ha un costo elevatissimo. Siccome si applicherà per intero il sistema contributivo, la pensione subirà una decurtazione compresa tra il 30 e il 50%. Quante donne saranno disposte a rinunciare a una parte consistente di pensione per uscire in anticipo? C’è infine la no tax area. L’esenzione fiscale allinea i pensionati ai lavoratori dipendenti innalzando la soglia di reddito che è esente da imposte da 7.500 euro a 8.160 euro. Intanto il ministro dell’Economia Padoan è tornato a insistere sul tema fiscale. «Le tasse, indipendentemente da quali, devono scendere. Questo deve essere chiaro». Novità dell’ultima ora sono state inserite nella Stabilità che ora è al Quirinale per la consueta bollinatura. Se da una parte le Regioni dovranno fare i conti proprio con il ridotto incremento del fondo sanitario (a 111 miliardi anzichè a 113 previsti), dall'altra vedranno nel 2016 le loro casse rimpinguarsi di 1,3 miliardi. Una cifra che non colma totalmente il taglio di 2,2 miliardi previsto a legislazione vigente, ma che comunque rappresenta un trasferimento netto da parte dello Stato. Tuttavia dall'anno successivo torneranno i tagli: quasi 4 miliardi nel 2017 ed oltre 5,4 sia nel 2018 che nel 2019. Non solo. Le Regioni che non avranno adempiuto alle disposizioni della legge Delrio, che prevedeva proprio l'assorbimento in ambito regionale dei dipendenti in esubero nelle Province in via di sparizione, saranno commissariate. Ieri il presidente della Regione Lazio Zingaretti ha smentito un aumento delle addizionali Irpef e Irap sottolineando che per «fine anno si prevede un disavanzo positivo». Il canone Rai si pagherà tutto insieme in un'unica soluzione, con la prima bolletta dell'anno. Niente più rate e, a quanto pare, niente più multe maggiorate, che cadranno invece sulle aziende elettriche che ometteranno di riversare gli introiti all'erario o di comunicare alle autorità pubbliche l'elenco dei morosi. La legge assorbe inoltre le ultime modifiche annunciate sulla casa. In particolare sull'addizionale dello 0,8 per mille che potrà essere ancora imposta sulle seconde case, ma solo nei Comuni che ne hanno deliberato l'imposizione anche quest'anno. Una precisazione, dopo l'obbligo agli enti locali di non aumentare alcun tributo, resa necessaria proprio dalla volontà del governo di rispettare fino in fondo l'obiettivo di evitare qualsiasi aumento di tasse, evidente o nascosto. Ulteriore spazio di manovra per 3,3 miliardi, destinato in gran parte al taglio dell'Ires, potrebbe essere del resto assicurato se l'Ue concedesse al nostro Paese la flessibilità sui migranti, richiesta peraltro ufficialmente anche da Austria e Finlandia.
Il canone Rai si paga in un’unica rata
Sarà tutto nella prima bolletta dell’anno
