Politica

Ecco la sanatoria per pagarsi le sagre

Maxiemendamento per bypassare lo stop nazionale ai finanziamenti. La Regione Lazio aveva sforato di un milione di euro. Ora soldi per tutti

Il Consiglio regionale del Lazio ha approvato ieri la «sanatoria» sugli stanziamenti assegnati dall’ufficio di presidenza della Pisana per sagre e feste. La storia l’ha raccontata proprio Il Tempo una settimana fa: la presidenza del Consiglio regionale ha speso troppi soldi per iniziative enogastronomiche, rievocazioni storiche e altri eventi. Ha sforato di oltre un milione di euro il budget che era previsto dalla legge varata dall’allora governo Berlusconi (la celebre spending review). La norma prevedeva che le Regioni potessero impegnare per spese di «rappresentanza» (incluse quelle per eventi e comunicazione istituzionale) il 20 per cento della cifra stanziata nel 2009. Cioè, a conti fatti, centomila euro. Ma l’ufficio di presidenza, guidato da Daniele Leodori, ha dato ai Comuni contributi molto superiori. Peraltro in modo poco comprensibile: un ente legislativo dovrebbe fare leggi ed evitare di assegnare «mance» ai Comuni. Ancor più perché già lo fa, giustamente, l’assessorato al Turismo. Per evitare che lo sforamento del budget potesse diventare un problema (c’è già un esposto alla Corte dei conti), la Pisana ha preparato una piccola magia: un emendamento per «interpretare» la norma dettata dal governo, e in seguito recepita dalla Regione, in un modo diverso dallo spirito dell’allora ministro Tremonti: quelle spese (per feste, sagre e iniziative varie) non devono essere considerate per «rappresentanza» ma sotto un «capitolo» di bilancio diverso che la Pisana indicherà nelle prossime settimane. Il Tempo ha sollevato molti dubbi e anche in Consiglio regionale è scoppiata la bufera, tanto che alcuni rappresentanti che dapprima condividevano la norma hanno cambiato idea. Dopo una settimana di stop, ieri è stato «calato» in Aula un maxisubemendamento. Ecco il testo: «Le disposizioni di cui agli articoli 2 e 3 della legge regionale 15 maggio 1997, n.8, si interpretano nel senso che i contributi concessi dall’Ufficio di presidenza...alle amministrazioni pubbliche...non costituiscono spese per relazioni pubbliche, convegni, mostre, pubblicità e rappresentanza». In questo modo vengono dribblati i limiti della legge nazionale. Già che c’era, il Parlamentino del Lazio, con il comma 10, ha istituito anche un’altra commissione speciale, sulle «Riforme istituzionali». Infine, una magra consolazione: il taglio di due piccole agenzie e degli stipendi (per un 10%) del presidente del Corecom, del garante dei detenuti, dell’infanzia e del difensore civico. Qualcuno sostiene che in questo modo si potranno riaprire i bandi per designare queste figure. Ma questa è un’altra storia. Nel frattempo tuona il consigliere Santori: «Le regole valgono per i cittadini, per l’Ufficio di Presidenza del Consiglio regionale invece le leggi non bastano, ma devono essere interpretate». In questo modo viene approvata «una sanatoria sui contributi per sagre, mostre, manifestazioni e convegni ad associazioni, Comuni e realtà pubbliche su iniziative che si sono svolte dal 2013 al 2015, con un’interpretazione autentica che in realtà è solo una becera sanatoria retroattiva di fondi assegnati senza bandi nella più totale oscurità». Secondo Santori saranno sbloccati 1 milione e 650 mila euro che serviranno a pagare quelle iniziative già svolte ma che erano stati fermati dagli uffici proprio per il mancato rispetto della norma nazionale. Netto anche Daniele Sabatini (Ncd), che tempo fa era d’accordo: «Abbiamo abbandonato l’aula e non abbiamo partecipato al voto di un submaxiemendamento, per la prima volta peraltro firmato e presentato da un consigliere regionale, che ha dimostrato per l’ennesima volta il volto arrogante della maggioranza».

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