I due, almeno sulla carta, non dovrebbero neanche incrociarsi. La presenza di Denis Verdini alla festa campana di Ncd, partito di Angelino Alfano, è prevista infatti per oggi. Mentre il leader e ministro dell’Interno Angelino Alfano, a meno di colpi di scena, dovrebbe farsi vedere solo per la chiusura della kermess, sabato. Eppure l’arrivo dell’ex coordinatore del Pdl a «casa» di Angelino fa comunque sensazione e rinverdisce ancora una volta il vecchio adagio per il quale in politica niente è impossibile. Sì, perché che Denis e Alfano potessero politicamente rincontrarsi sembrava, fino a qualche tempo fa, un’ipotesi fin troppo ardita anche per i più smaliziati del Palazzo. Che i due non si siano mai amati, infatti, è cosa nota. Verdini ne criticò fin dall’inizio l’investitura a segretario politico del Popolo delle Libertà, Angelino provò a togliersi il classico sassolino dalle scarpe quando ne chiese - senza ottenerla - l’esclusione dalle liste elettorali alla vigilia delle Politiche 2013 in quanto «impresentabile». Lo scontro raggiunse i massimi livelli nell’autunno del 2013, quando Alfano costrinse Denis alla prima vera «sconfitta» sui numeri. Il tentativo di Berlusconi di far cadere il governo Letta fallì a causa del «tradimento» del nucleo di senatori che poi avrebbero costituito Ncd nonostante le rassicurazioni che Verdini aveva fornito al Cav sulla tenuta del gruppo. Il nervosismo salì alle stelle e si racconta che poche ore dopo, in un’accesissima riunione a Palazzo Grazioli, i due per poco non vennero alle mani e Denis cacciò Angelino al grido di «non farti più vedere». Ora, però, Verdini è pronto a sedersi al tavolo con l’ormai ex nemico e il titolo del convegno al quale parteciperà è esplicativo: «Palla al centro. La riscossa dei moderati». A rappresentare Ncd, peraltro, ci sarà quel Fabrizio Cicchitto che nei giorni scorsi ha auspicato uno scioglimento dei vari partiti che oggi compongono la galassia centrista che sostiene il governo. La prospettiva sarebbe la nascita di una futura lista, i «Moderati per Renzi», formata da quell’area una volta berlusconiana che oggi si ritrova nel Matteo nazionale ma non per questo si sente affine al Pd. Allo stesso tavolo, peraltro, siederanno anche Lorenzo Cesa dell’Udc ed Enrico Zanetti di Scelta Civica, quest’ultimo dichiaratosi disponibile alla scrittura di una piattaforma programmatica per l’ipotetico soggetto futuro. Un soggetto che favorirebbe l’ingresso dei verdiniani in maggioranza. Un’ipotesi che Renzi continua a non escludere: «Verdini in maggioranza? Oggi no, ma da qui al 2018...» ha detto ieri il premier a Otto e mezzo . Salvo poi smentire per non far infuriare la sinistra Pd. Tutto semplice? Non proprio, perché a non vedere di buon occhio il contenitore sarebbe proprio Angelino Alfano, che di fronte a una prospettiva del genere sarebbe giocoforza costretto a rimettere in palio la sua leadership. Il ministro dell’Interno, però, attualmente controlla non più di un terzo del suo partito. E se c’è una parte che da tempo brama di seguire Saltamartini nella Lega o De Girolamo in FI, c’è anche un filone che nel centrodestra a trazione «lepenista» non intende tornare, ma auspica comunque una posizione meno «asservita» al presidente del Consiglio. È la posizione di Gaetano Quagliariello e dei 5-6 senatori, forse anche di più, che sarebbero pronti a rompere con Alfano. L’ormai ex coordinatore sarà a sua volta alla festa campana e sul programma della kermesse, evidentemente non aggiornato, è accreditato ancora nel vecchio ruolo. Quagliariello, in ogni caso, potrebbe scegliere la festa come occasione per lanciato un ulteriore ultimatum ad Alfano. Che, sotto gli occhi dell’ex nemico Verdini, rischia di vedersi messo in minoranza nel suo partito. Una scena che sa di déjà vu.
Verdini-Ncd, c’eravamo tanto odiati
L’ex "nemico" ospite oggi alla festa campana del partito di Alfano. Ma il ministro dell’Interno resta scettico sulla nascita del gruppo unico INTERVISTA Fitto: "No a una nuova Cosa bianca"
