Inneggiava alla jihad e faceva opera di proselitismo sul territorio italiano. Da uno dei profili Facebook che gestiva postava frasi di fuoco come «cerca di interessarti al martirio. La jihad andrà avanti fino alla fine». Era nel nostro paese grazie ad un permesso di soggiorno, e aveva anche chiesto la protezione internazionale. Il suo intento, però, sarebbe stato quello di reclutare sul web, e non solo, nuove leve per la Guerra Santa. Muhammad Bilal, pakistano di 25 anni nato a Guirat, è stato arrestato ieri a Mantova dalla Digos di Enna con l’accusa di associazione a delinquere con finalità di terrorismo. Nell'indagine sono coinvolti altri due cittadini extracomunitari, in collegamento con Bilal, nei confronti dei quali sono state eseguite perquisizioni locali e personali. Figure oscure e pericolose, dunque, che gli investigatori hanno monitorato per un anno, anche attraverso intercettazioni ambientali e telefoniche, ricavando le informazioni necessarie per decidere di arrestare il giovane perché considerato un istigatore, uno di quelli che però non operano solo in Rete. L'indagine, infatti, è partita ad ottobre 2014 a seguito dei disordini scoppiati nel centro di prima accoglienza «Città del Sole» di piazza Armerina ad Enna, e a cui aveva partecipato anche Bilal. Proprio qui i poliziotti hanno subito accertato che il 25enne aveva un ruolo di leader nella comunità pakistana. Inoltre, da ulteriori accertamenti, gli investigatori scoprono che l'uomo possedeva sei schede telefoniche, tutte in uso ad altre persone, e per sé invece utilizzava una scheda intestata ad un'altra persona. Su Facebook, inoltre, Bilal diceva di appartenere all'organizzazione pakistana già dichiarata di matrice terroristica militare, denominata Sipah-e-Sahaba Pakistan. Tutti elementi che hanno aiutato a tracciare il profilo di uno dei tanti reclutatori e indottrinati 2.0 ai tempi dell'Isis. Niente più barbe lunghe e pantaloni corti, dunque, con lo Stato islamico la ricerca di adepti e martiri lascia le moschee e viaggia sul web, che è mille volte più oscuro e impenetrabile. Il metodo pare funzionare soprattutto tra gli immigrati di seconda generazione che sono sempre alla ricerca di un collegamento tra il paese che li accoglie e quello d'origine. E così Muhammad Bilal è uno dei tanti istigatori presenti in Rete che attraverso i suoi profili Facebook ( ne aveva due), secondo quanto ricostruito dagli investigatori, avrebbe divulgato materiale inneggiante al jihad e al martirio, istigando un numero indeterminato di persone al compimento di atti di violenza con finalità di terrorismo. Nella stessa giornata sono state eseguite numerose perquisizioni anche nelle province di Mantova, Enna, Prato, Milano e Como. La Procura distrettuale di Caltanissetta, infatti, ha disposto perquisizioni locali e personali presso i luoghi dove, nel tempo, l'indagato ha soggiornato. Ed in particolare a Mantova, dove dimorava Bilal, ma anche ad Enna, in piazza Armerina, Prato, Cerro Maggiore (MI) e Lomazzo (CO). Alle indagini, delegate dalla Dda di Caltanissetta alla Digos di Enna, e cooordinate dal Servizio centrale antiterrorismo, hanno collaborato anche le Digos di Como, Mantova, Milano, Prato e Trapani.
Faceva proselitismo su Fb Arrestato un pakistano
Muhammad Bilal, 25 anni, è stato fermato a Mantova dalla Digos di Enna. Era nel nostro Paese grazie ad un permesso di soggiorno
