Politica

È "libero" di sabotare Assoluzione per De Luca

I giudici del Tribunale di Torino archiviano l’accusa di istigare offensive anti-No Tav

Il fatto non sussiste. E dunque lo scrittore Erri De Luca, processato per aver incitato a sabotare l’Alta Velocità Torino-Lione, è innocente. Così almeno ha deciso ieri il giudice Immacolata Iadeluca del tribunale di Torino, che ha respinto la richiesta di condanna a otto mesi di reclusione avanzata nei mesi scorsi dalla pubblica accusa: «È stata impedita un’ingiustizia, quest’aula è un avamposto sul presente prossimo», ha commentato l’intellettuale napoletano subito dopo il verdetto, per poi aggiungere: «La Valle di Susa resta una questione che mi riguarda. Di questo processo mi rimane la grande solidarietà delle persone che mi hanno sostenuto, in Italia e in Francia». De Luca è finito alla sbarra per le parole pronunciate nel settembre del 2013, poi riassunte ai microfoni della Zanzara: «Se qualcuno mette in pericolo la tua vita – aveva affermato lo scrittore - non c’è altro da fare che lottare a oltranza e sabotare l’opera. Ogni azione è legittima (…). Quando si tratta della difesa della propria vita e dei propri figli, qualunque forma di lotta è ammessa. Non credo siano necessarie le armi pesanti, basterà il sabotaggio del cantiere, l’opera non si deve fare e non si farà». E di fronte all’arresto di alcuni No Tav, fermati in macchina con un vero e proprio arsenale, De Luca, che in passato ha pure difeso la lotta armata, disse: «Sino a quando non bisognerà portare il certificato di residenza o il porto d’armi quando si entra in una ferramenta, si possono comprare cesoie, chiodi e compagnia bella. Vanno a sabotare un cantiere, sì, è giusto così, si deve fare». Istigazione a delinquere finalizzata al sabotaggio, dunque, oppure libertà di pensiero e parola? Il giudice ha optato per la seconda, e della legittimità di quelle affermazioni pronunciate due anni fa, l’intellettuale partenopeo è così convinto da averle ribadite ancora ieri poco prima della lettura della sentenza, dimostrando l’assenza di ogni pentimento e tirando fuori dei paragoni molto improbabili: «Oggi – ha asserito - sarei presente in quest’aula anche se l’imputato non fossi io. Se quello che ho detto è reato, continuerò a dirlo e ripeterlo. Il termine sabotare ha un significato nobile, lo hanno utilizzato anche Mandela e Gandhi. La Tav va ostacolata, impedita e intralciata, quindi sabotata per la legittima difesa della salute, del suolo, dell’aria e dell’acqua di una comunità minacciata». Lecite opinioni, come pensano molti giornalisti e intellettuali che pure non hanno per De Luca particolare simpatia, o istigazione a commettere un reato? Stefano Esposito, senatore Pd e bersaglio dei No Tav, ha rammentato che l’ex membro di Lotta Continua non ha mai preso le distanza dai violenti e mai si è pentito di quanto affermato. Ha anche ricordato che lo scrittore, prima di diventare tale, ha teorizzato la lotta armata e che, in definitiva, con quelle parole sul boicottaggio della Tav è andato ben oltre la libertà di parola. Ieri, dopo l’assoluzione di De Luca, Esposito ha detto la sua con un tweet: «Meno male, così la smette di fare la vittima». È probabile. Di certo non smetterà di sentirsi dalla parte della ragione. A prescindere.

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