Il «pugno duro» di Maria Elena Boschi sulle Unioni Civili è durato lo spazio di una giornata. «Colpa» in parte della reazione compatta dei centristi, che almeno a parole hanno messo in discussione il sostegno al governo di fronte all’aut aut lanciato sabato sul tema dal ministro delle Riforme. Ma soprattutto della presa di posizione della Chiesa, che ieri con il segretario generale della Cei, monsignor Nunzio Galantino, ha usato toni molto duri nei confronti del disegno di legge firmato da Monica Cirinnà e appena incardidato in Aula al Senato. «Il problema della famiglia, fatta di padre, madre e figli, che può assicurare continuità e futuro alla società, non è un problema della Chiesa» ha spiegato Galantino nel corso di un’intervista a In Mezz’ora. «È una realtà - ha continuato - che riguarda soprattutto la società. Io come credente e come cittadino, gradirei che si mettesse in atto quello che l’art. 29 della Costituzione dice a proposito della famiglia». E in quando al ddl Cirinnà, il segretario della Cei spera «che il parlamentare non abbia bisogno del giogo del prete. Spero che si riesca ad avere con chiarezza un’attenzione alla famiglia, fatta di padre, madre e figli e che il governo stesso sia attento anche ad altre realtà che hanno bisogno di essere accompagnate. Chiedo che la politica non sia strabica». Di fatto, una bocciatura del pressing del governo sul tema non solo delle unioni civili, ma soprattutto della «stepchild adotion» che più scalda gli animi della gamba centrista della coalizione di governo. E così Maria Elena Boschi ha corretto il tiro rispetto alle parole di sabato: «Sappiamo che questi sono temi sui quali c’è una coscienza individuale che deve essere rispettata. Le unioni civili non fanno parte del programma governo, non c’è una posizione di maggioranza ma la legge va fatta, cercando accordo ampio in Parlamento». Parole accolte con soddisfazione da Ncd, da Alfano a Schifani. E d’altronde la posizione dei centristi è chiara: eliminare l’imprimatur del governo sul testo della Cirinnà per evitare scossoni al governo che spaventerebbero lo stesso Nuovo Centrodestra, per lo meno quello di più stretta osservanza alfaniana, che di uscire dalla maggioranza non ha alcuna brama. Un po’ la posizione che è stata espressa da Fabrizio Cicchitto: «È bene che sulla materia ci sia la più ampia libertà di coscienza. Infine il fatto che essa non è oggetto di intese di governo non giustifica nè le posizioni velleitariamente ricattatorie di chi avendo elevate responsabilità di governo afferma che ricercherà altre maggioranze, nè quelle di chi nell’Udc parla addirittura di crisi di governo». Ma c’è anche un altro aspetto a frenare l’impeto di Renzi e Boschi sulla questione. Perché se da un lato scommettere sull’appoggio alla legge del MoVimento 5 Stelle viene considerato comunque un rischio, dall’altro il premier non ha perso di vista quei sondaggi che segnalano come l’Italia sia più che pronta per un testo che ufficializzi le Unioni Civili e allarghi alle coppie omosessuali i diritti patrimoniali garantiti con il matrimonio, ma al tempo stesso per due terzi non guardino con favore all’adozione omosessuale. Forzare il parlamento su un tema del genere, insomma, significherebbe inimicarsi buona parte dell’opinione pubblica. Un rischio che il premier non vuole correre alla vigilia di una tornata amministrativa delicatissima nella quale il consenso del mondo cattolico, specie a Roma, potrebbe risultare decisivo.
La Chiesa tuona contro le Unioni civili E la Boschi ritratta
Galantino (Cei): "La politica non sia miope". Il ministro: il governo non prende posizione
