Politica

Alfio come a Sparta: in 300 per salvare Roma

«La politica deve dare una risposta straordinari». Per questo Alfio Marchini chiama a raccolta i migliori 300 romani e romane per risollevare la Capitale. Marchini come Leonida, insomma, che alle...

«La politica deve dare una risposta straordinari». Per questo Alfio Marchini chiama a raccolta i migliori 300 romani e romane per risollevare la Capitale. Marchini come Leonida, insomma, che alle Termopoli, con 300 soldati spartani, fermò i Persiani di Serse a costo della vita, danto ai Greci il tempo di organizzarsi e respingere l’invasione. «Se non si mette in campo una proposta di governo che chiami a raccolta i migliori 300, donne e uomini, di cui Roma dispone, si perde solo dell’altro tempo e tra due anni si ritornerà ancora al voto tra le macerie. Non mi interessa una rivincita, mi entusiasma contribuire a una straordinaria rinascita di Roma», spiega Marchini. Alfio ancora non sa con chi si candiderà a sindaco, se col Pd o col centrodestra. Ma su Facebook lancia messaggi di avvertimento: Le elezioni 2013 sono state i tempi supplementari della vecchia architettura politica che ha sorretto per vent'anni il governo di Roma», ma «un ciclo è finito» e «la politica, se vuole sopravvivere al populismo, deve dare una risposta straordinaria a una situazione straordinariamente drammatica», ragiona Marchini, secondo il quale «non esistono uomini della provvidenza, né tanto meno movimenti o partiti che da soli siano in grado di dare soluzione al dissesto economico, sociale e culturale della Capitale. Prima di parlare di nomi e sigle, è il caso di dividerci tra coloro che condividono questa oggettiva lettura della realtà e coloro che, malgrado i fatti, ancora si illudono di mettere indietro le lancette del tempo». Secondo Marchini, «dobbiamo fare tesoro degli errori commessi» e «avere il coraggio di leggere la realtà», continua l’imprenditore, sottolineando «che la sindacatura Marino è nata male e finita peggio», con «un epilogo che ha dato ragione alla nostra autosospensione dal Consiglio». Marchini parla di «impotenza» dell’Assemblea Capitolina» e giudica «insopportabile il silenzio davanti a una sindacatura che si esaurisce senza alcun passaggio democratico (sfiducia in consiglio ovvero dimissione dei consiglieri eletti) ma che è stata innescata dalle dimissioni di due senatori/assessori». Per Marchini, «Roma ai romani non è uno slogan elettorale: è l’orgoglio democratico di noi romani che non abbiamo alcuna intenzione di essere teleguidati. Roma non si risolleva con i podestà. Abbiamo mille limiti e difetti ma anche tutta la forza, il talento, la tradizione e l’orgoglio per riprenderci il nostro presente e per garantire ai nostri figli un futuro di benessere, sicurezza, solidarietà, opportunità e libertà». Ma la candidatura a sindaco di Marchini nel centrodestra non piace a tutti. Giorgia Meloni, leader di Fratelli d’Italia, è contraria. «Vorrei ricordare - siega Federico Mollicone, respnsabile comunicazione di FdI - che nel 2013 Alfio Marchini rivendicò, orgogliosamente, l’appartenenza sua e della sua famiglia alla sinistra all’epoca delle primarie. Marchini sottoscrisse il programma Pd, schierandosi apertamente a fianco dei poteri forti. Difficile, oggi, comprendere perché dovrebbe trovare sostenitori tra gli elettori di centro destra». Il senatore di FI Augusto Minzolini colleca invece Marchini, insieme con Corrado Passera e Diego Della Valle, nella rosa dei legittimi pretendenti alla leadership del centrodestra. Mentre il leader del MoVimento 5 Stelle Beppe Grillo non crede che nella Capitale si andrà a votare in primavera. «Roma sarà una bella piazza, ma stanno preparando un dream team, un team da sogno... Mettono un commissario e 5 o 6 pubblicitari per farci sognare le elezioni... Te lo dico io - dice il cmico a Imola - Perché se andiamo alle elezioni a Roma vinciamo in una maniera straordinaria e ci prendiamo il Paese, lo sanno benissimo».

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