Politica

Il pasticciaccio dei gesti sessisti e il supermoviolone alla Biscardi

Mostrati i filmati che scagionerebbero D'Anna e Barani. Che se la prendono con Grasso: ci ha dato in pasto all'opinione pubblica senza uno straccio di prove

Premessa: con un materiale del genere, Aldo Biscardi ci avrebbe costruito un’intera stagione del Processo del Lunedì. Certo, mancavano le veline, ma per il resto gli ingredienti c’erano tutti: due super moviolisti come Lucio Barani e Vincenzo D’Anna; un maxischermo dove venivano proiettate a ripetizione le immagini - di pessima qualità - della rissa al Senato che è costata loro cinque giorni di sospensione con l’accusa di essersi esibiti in irripetibili gesti sessisti; e, soprattutto, un solo grande colpevole, l’arbitro. Quel Pietro Grasso, cioè, la cui decisione - come nelle migliori tradizioni calcistiche - ha finito per scontentare tutti. Ma andiamo con ordine: ieri D’Anna e Barani hanno dato appuntamento alla stampa per mostrare i video che li scagionerebbero dalle infamanti accuse che hanno monopolizzato i media per una settimana. Ne è seguito dibattito di oltre un’ora per rianalizzare le riprese delle telecamere di servizio del Senato e capire se effettivamente Barani avesse mimato del sesso orale nei confronti delle colleghe del MoVimento 5 Stelle e se D’Anna, nel portare ripetutamente le mani verso il basso ventre, volesse offendere le grilline o semplicemente imitare un gesto visto poco prima nell’Aula. Diciamolo subito: tra le due difese, appare più convincente quella di Barani, il cui figlio di dieci anni in seguito al clamore mediatico sarebbe stato anche oggetto di atti di bullismo a scuola. L’inquadratura, infatti, mostra il senatore di Ala mentre afferra la Costituzione e poi si porta le mani - a dita unite - verso la bocca. «Volevo solo dire che la Costituzione potevano mangiarsela - spiega - e ho usato un gesto che dalle mie parti vuol dire "boccalone"». Peraltro, si scopre che la reazione rabbiosa della senatrice Paola Taverna - diventata un vero e proprio video «cult» sul web - arriverà solo a un quarto d’ora dall’accaduto, come se l’aspesso sessista della vicenda fosse stato colto in ritardo. D’Anna, invece, per giustificarsi ha mostrato le immagini della senatrice Barbara Lezzi che si agita aprendo e chiudendo più volte la sua blusa nera. Un gesto che poi lui avrebbe mimato - prima a pochi colleghi, poi all’Aula intera - solo in funzione «esplicativa». Anche con molta fantasia, però, resta difficile intravedere una somiglianza tra ciò che fa la Lezzi e quello che, in maniera assai più esplicita, mima D’Anna di lì a qualche minuto. In ogni caso, gli eventi restano piuttosto nebulosi e appare difficile come in un regime giuridico che prevede la colpevolezza solo in assenza di ogni ragionevole dubbio, si sia arrivati alla condanna dei due senatori di Ala. Di qui l’attacco di D’Anna a Pietro Grasso. «Ci ha dato in pasto all’opinione pubblica per dimostrare quel pugno duro che non ha nella gestione dell’Aula. Siamo passati per dei "girolimoni" e le senatrici grilline per delle sante, ma guardate che gazzarra hanno provocato durante i lavori. Sembrava una scolaresca, altro che il Senato. Se a noi hanno dato cinque giorni di sospensione, Grasso ne meriterebbe trenta per come gestisce i lavori». E ancora: «Presenteremo una mozione contro Grasso, che accusiamo di mendacia». In attesa della dovuta replica del presidente, resta il declino di Palazzo Madama, che abbassa il sipario tra urla, provocazioni, accuse, congiuntivi sbagliati e tutto il campionario a cui gli «onorevoli» ci hanno abituato negli ultimi anni. Viene quasi da pensare che, se a chiuderlo non ci avesse pensato Renzi, se ne sarebbe andato di morte naturale.

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