Politica

«Pronti a votare col governo»

Antonio Rapisarda Senatrice Patrizia Bisinella, voi di Fare! avete detto «ni» alla riforma del Senato. Perché?«Ci siamo astenuti perché nel suo complesso il testo non è il migliore dei possibili....

Senatrice Patrizia Bisinella, voi di Fare! avete detto «ni» alla riforma del Senato. Perché? «Ci siamo astenuti perché nel suo complesso il testo non è il migliore dei possibili. È stato migliorato grazie anche al nostro contributo, ma si doveva fare di più, incidendo pure sul numero dei deputati e delineando un Titolo V più orientato verso le Regioni». Nei giorni scorsi avevate rivendicato di aver migliorato il testo. «Grazie alla nostra opposizione seria e concreta, e non ostruzionistica, siamo riusciti a migliorare il contenuto della riforma e a dare più competenze alle Regioni virtuose. Rimane il rammarico che non sia stato tolto dalla competenza esclusiva dello Stato il coordinamento della finanza pubblica, tema vitale per gli enti locali». C’è chi vi accusa, dopo Verdini, di essere i prossimi «responsabili». «Non è così. Innanzitutto il gruppo dei fuoriusciti da Forza Italia sulle riforme ha votato con coerenza. Ricordo che FI ha contribuito alla scrittura del ddl Boschi e lo ha votato per ben due volte, al pari di quanto fatto con l’Italicum. Salvo, ora, fare ora una giravolta poco credibile. Noi abbiamo sempre detto con coerenza che non siamo in maggioranza, ma che non boicottiamo il governo: sulle riforme che servono al Paese diamo il nostro contributo costruttivo e valutiamo i vari provvedimenti di volta in volta in base al contenuto». Il vostro leader Flavio Tosi sembra andare più che d’accordo con Matteo Renzi. Addirittura ha parlato di un’intesa possibile. «Si intendono perché entrambi hanno esperienza di amministratori, quindi un approccio dinamico, veloce e concreto. Tosi ha sempre detto che il Paese deve cambiare e che ha bisogno che si facciano le riforme. Il nostro atteggiamento sarà di dialogo e non di ostruzionismo inconcludente, come fanno Lega e Cinque Stelle, che distruggono senza combinare nulla». Ma il vostro schieramento non dovrebbe essere nel centrodestra? «Siamo nel centrodestra ma occorre tenere a mente che come noi c’è tutta un’area che non si riconosce negli estremismi e nel populismo lepenista, che vuole lavorare a un programma serio e credibile di governo e che vuole avere la possibilità di scegliere chi appoggiare un domani in un eventuale ballottaggio». La stagione leghista, almeno per voi, è finita insomma. «Noi siamo rimasti coerenti con quello che era il programma della Lega, quando il segretario era Maroni. Con l’avvento di Salvini è cambiato tutto e credo che in un futuro prossimo sarà ancora più evidente. Salvini è come Grillo. Noi invece guardiamo alle capacità di governo. Diverso il discorso nell’area tutta di centrodestra: deve ritrovarsi su un programma chiaro di pochi punti, condivisi, da realizzare concretamente, e che passi da primarie».

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