Spese più alte di quelle riferite, rimborsi ottenuti senza i documenti necessari, pagamenti con la carta di credito irregolari e viaggi non sempre dalle chiare finalità istituzionali. È l’organismo di revisione economico finanziaria del Campidoglio (Oref) a fare i conti in tasca al sindaco Marino. In una relazione di 35 pagine i tre revisori contabili Sergio Conti, Giuseppe Gismondi e Massimo Zaccardelli citano le «criticità» riscontrate nella documentazione del primo cittadino, ormai ex, richiamano le normative e lanciano l’allarme: a Roma «non esiste il regolamento sulle spese di rappresentanza congruente con le disposizioni e norme vigenti». Andiamo con ordine. È stato il MoVimento 5 Stelle a chiedere all’organismo, l’11 settembre scorso, di verificare le spese sostenute da Marino. Ieri è arrivata la risposta, che, dicono i grillini romani, «conferma i nostri sospetti». LA RELAZIONE Sfogliamo pagina dopo pagina. All’inizio si sottolinea che «nella maggioranza dei casi le spese allegate alla rendicontazione presentata sono ammissibili ed hanno a nostro avviso una stretta correlazione con le finalità istituzionali dell’Ente Speciale Roma». La relazione precisa anche che «l’utilizzo della carta di credito (...) si può considerare legittimo purché in sede di rendicontazione siano dettagliatamente esplicitate tutte le notizie necessarie». E qui cominciano a sorgere i problemi. «In questo caso, per le spese sostenute con la carta di credito da parte dell’On.le Sindaco di Roma, sembra che tali adempimenti non siano stati posti in essere». Ecco le cifre: le spese sostenute da Marino durante il suo mandato risultano pari a 44.074,92 euro (12.024,80 nel 2013 e 13.653,95 nel 2014, più 18.393,17 euro riferiti al 2015, soldi per ora «impegnati»). Eppure, attaccano i grillini, «nella sua rendicontazione, apparsa sul sito del Comune di Roma subito dopo il blitz condotto dai consiglieri 5 Stelle, Marino dichiarava di aver speso, dal 2013 ad oggi, 27 mila euro per i suoi viaggi». SPESE DI RAPPRESENTANZA Precisamente 91.465,45 euro nel 2013 e 142.195,41 nel 2014. Accusano i 5 Stelle: «Nessuna voce nelle dichiarazioni delle spese effettuate da Marino riguarda quelle di rappresentanza del sindaco, vale a dire quelle spese effettuate allo scopo di promuovere l’immagine o l’azione dell’ente pubblico, in questo caso Roma Capitale». Dunque, continuano i grillini, «sommando tutte le spese inerenti la rappresentanza e le missioni di Ignazio Marino si arriva (escludendo il 2015) a un totale di 259.339,61 euro ovvero il "pesce piccolo del Pd" nel 2013 e nel 2014 ha speso una media di oltre 10 mila euro al mese, oltre già al lauto stipendio che percepisce (ancora) da sindaco». MISSION IMPOSSIBLE Nella relazione si fa l’elenco completo delle missioni del sindaco: 9 nazionali e 18 internazionali. Scrivono i revisori contabili: «Dall’esame degli atti trasmessi a questo organismo (...) sono emerse, a nostro avviso, diverse criticità che si ritiene debbano essere evidenziate, in quanto concerne un elenco di spese che non presenterebbero la caratteristica della stretta correlazione con la finalità istituzionale dell’amministrazione. Ad avviso di questo organismo, le stesse devono essere accertate ed attentamente analizzate dalle Autorità competenti, in tutte le singoli voci di spesa e delle intrinseche caratteristiche che ne hanno determinato la fruizione». Insomma, continuano i revisori dei conti comunali, «occorre accertare se le persone che hanno usufruito di pranzi e cene erano soggetti istituzionali con caratteristica di rappresentatività». LE CRITICITÀ Un’altra criticità consiste nel fatto che «le spese di viaggio e vitto considerate spese di funzionamento (spese di missione-trasferta), non rispetterebbero l’assorbenza delle spese di rappresentanza per cui sono state sostenute ma soprattutto non sarebbero inserite nell’elenco delle spese di rappresentanza sostenute dagli Organi di Governo dell’Ente (...) come in effetti è avvenuto e quindi sottratte agli obblighi di pubblicità e trasparenza, nonché di determinazione del rispetto dei limiti imposti dalle leggi vigenti». Sotto la lente, dunque, finiscono i viaggi del sindaco, di cui, a quanto pare, non è sempre evidente la natura istituzionale. La relazione conclude: in alcuni documenti «non sarebbero rispettati i principali requisiti di legittimità delle spese» e in altri «vi è la mancata indicazione degli elementi necessari al fine di qualificare esattamente tali spese quali spese di rappresentanza».
"Spese per viaggi più alte Mancano alcune ricevute"
Il dossier Oref In 35 pagine i revisori del Comune smentiscono il sindaco. I 5stelle: "Avevamo ragione noi"
