Politica

Riforme, via libera al Senato. Le opposizioni non partecipano

I senatori della Lega lasciano l’Emiciclo con il volume della Costituzione tra le mani. Berlusconi: "Stiamo andando verso una non democrazia" LEGGI ANCHE Come sarà il nuovo Senato in 13 punti

Il Senato approva: 179 sì, 16 no, 7 astenuti. Ma non sono riforme condivise. Votano a favore solo i partiti di maggioranza. Le opposizioni (M5s, Lega, Forza Italia e Sel), tranne che i fittiani (che hanno votato contro), non partecipano al voto. In Forza Italia Bernabò Bocca e Riccardo Villari votano a favore, in dissenso dal gruppo. Nel Pd votano "no" Walter Tocci, Corradino Mineo e Felice Casson. Si astengono i tosiani e la senatrice a vita Cattaneo. Matteo Renzi esulta e twitta: "Grazie a chi continua a inseguire il sogno di un’Italia più semplice e più forte: le riforme servono a questo #lavoltabuona". Maria Elena Boschi lo segue: "Semplicemente una bellissima giornata. Per noi ma soprattutto per l'Italia. Grazie a chi ci ha sempre creduto. È proprio #lavoltabuona". Il ministro ha preso parola a sorpresa, poco prima del voto, per rivolgere dei "ringraziamenti assolutamente sinceri". Ma è soprattutto ai funzionari, assistenti e lavoratori e lavoratrici dei ministeri e della presidenza del Consiglio che si rivolge il ministro, difendendoli dagli attacchi ricevuti in queste settimane. Poco prima ha parlato Giorgio Napolitano e le opposizioni hanno lasciato l'Aula. L'ex Capo dello Stato prende la parola a Palazzo Madama per dare il suo imprimatur alle riforme costituzionali (attese ora alla Camera), e la contestazione di Forza Italia e pentastellati assume caratteristiche senza precedenti: a gruppi quasi compatti si alzano e se ne vanno. Era stato annunciato, ma questo non elimina per nulla l'effetto delle immagini. L'unico politico a essere confermato al Quirinale al termine di un mandato presidenziale, tra gli applausi scroscianti di tutti i settori del Parlamento, oggi è sottoposto a un trattamento quasi umiliante. E' Silvio Berlusconi a dare il via alla protesta, lontano dall'Aula. La sua prima osservazione è tutta politica: "Il combinato disposto di questo Senato, con una sola Camera che legifera, e il fatto che un solo partito può prendere il comando, ci porta verso una non democrazia". Più esplicito Roberto Calderoli: "E' la riforma come la sognava Licio Gelli". I senatori della Lega, dopo questo intervento, lasciano l’Emiciclo con il volume dell’attuale Costituzione tra le mani. Calderoli nella destra ha anche una bottiglietta di olio di ricino: "Questo è il nostro futuro", dice. I verdiniani del gruppo Ala annunciano invece il sì al ddl riforme. Poi ancora Berlusconi e il gruppo decidono la protesta. Il M5S, da parte sua, fa lo stesso. Sui banchi delle opposizioni vengono lasciate cartelline bianche rosse e verdi che, poste una accanto all'altra, danno l'effetto di tanti Tricolori. Sel, Lega e ancora M5S scelgono l'Aventino, lasciano del tutto l'Aula. Poi gli azzurri rientrano ma non partecipano al voto. Il Pd censura i contestatori e difende Napolitano: "Sono intollerabili le critiche di Berlusconi e le contestazioni di esponenti di Forza Italia e M5S nei confronti del Presidente emerito".

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