Politica

Niente archiviazione per il padre di Renzi

Il gip di Genova ha respinto la richiesta Prosegue l’inchiesta sul fallimento della Chil Post

L’azienda è stata dichiarata fallita il 7 febbraio 2013, tre anni dopo il passaggio di proprietà dal padre del premier Tiziano Renzi a Antonello Gambelli e Mariano Massone. Per il pm Marco Airoldi non esisterebbero però, dato il lasso di tempo, prove che Tiziano Renzi possa avere esercitato pressioni illecite dopo la cessione. Il Gip al contrario, sollevando dubbi sui pregressi rapporti d’affari con l’imprenditore Massone, per la seconda volta in pochi mesi ha restituito gli atti alla procura per ulteriori indagini. Uno dei passaggi più sospetti, nel corso del tira e molla tra l’ufficio del gip di Genova e la procura, era stato sollevato dal curatore fallimentare: l’accusa di bancarotta fraudolenta per circa un milione e trecentomila euro era in particolare dovuta alla constatata cessione di rami d’azienda «sani» alla Eventi Sei. Società intestata alla stessa moglie di Tiziano Renzi, Laura Bovoli, il tutto per poco più di 3000 euro. Nelle pieghe dell’inchiesta era anche emerso che Matteo Renzi, insieme alle sorelle, era stato amministratore della società. Inoltre dal 1999 al 2004 era stato anche dipendente della Chil spa. Poi, una volta eletto presidente della Provincia di Firenze nel 2004, ebbe anche il distacco dall’azienda. Il tutto dopo averne ceduto il 40% delle quote. Il «Fatto» rivelò anche che Renzi junior continuò a percepire i contributi lavorativi per nove anni. La difesa di Tiziano Renzi in compenso ostenta fiducia che l’archiviazione alla fine venga accolta. «Si tratta di accertamenti che non daranno sorprese, essendo tutto documentabile e privo di ogni rilievo di carattere penale», è stato infatti il commento a caldo dell’avvocato Federico Bagattini, difensore di fiducia del padre di Renzi. Va detto che per i due coimputati di Renzi senior, Antonello Gabelli e Mariano Massone, subentrati nella gestione societaria nel 2010, sono state da tempo chiuse le indagini e l’accusa è quella di bancarotta fraudolenta. Comunque vada a finire la vicenda, Tiziano Renzi da questa storia ha già ottenuto un grande danno a livello di immagine: già dal settembre 2014 infatti, dopo le prime perquisizioni effettuate dalla Guardia di Finanza di Genova, dovette rassegnare le dimissioni da storico segretario cittadino del Pd della sezione di Rignano D’Arno. Il continuare della pressione, soprattutto mediatica, dell’inchiesta sui retroscena del fallimento della propria azienda di distribuzione di giornali stava ormai recando indirettamente non pochi danni anche all’immagine del figlio premier. Con campagne stampa ormai non più limitate ai soli giornali di opposizione. Un classico caso in cui si è costretti, magari anche da innocenti, al fatidico passo indietro.

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