La difesa, nelle società libere, è un diritto irrinunciabile, in giustizia come in politica. E ognuno lo esercita come meglio crede. Ignazio Marino, ad esempio, intesse la trama di un italianissimo fumettone contemporaneo, dove c’è l’eroe al centro, senza macchia e senza paura, che si massaggia il capo incredulo dopo essersi sfracellato sul mulino a vento.L’eroe civile, integerrimo e inconsapevole, protagonista di quelle piccole epopee precocemente consumate e ingiallite. I De Magistris, gli Ingroia, o financo i Pisapia e i Crocetta. Ora, Ignazio Marino. "Primavere" rosso arancio finite nell’autunno di tanta retorica, megafoni ben presto sfiatati e biciclette a cui è uscita la catena. Stereotipi, simboli, fisicità dirompenti che si sono sciolte giorno dopo giorno nelle gaffes e nel malgoverno e provano gli ultimi sussulti nelle rivendicazioni da accanimento terapeutico, spesso complottiste. Ne è dimostrazione, appunto, al modo in cui Marino sta gestendo il "post dimissioni". «Se non fossero arrivati questi scontrini - ha detto Marino nell’intervista a La Stampa di venerdì - prima o poi avrebbero detto che avevo i calzini bucati o mi avrebbero messo della cocaina in tasca». E ancora: «Ho provato a interrompere il consociativismo degli affari che fa sedere maggioranza e opposizione attorno allo stesso tavolo». Il mulino a vento, insomma, l’incrocio tra poteri nella meravigliosa Roma che sotto il fascino della grande bellezza risucchia e stritola gli uomini probi per cui non c’è scampo. La trama politica che sembra anticipare quella cinematografica, con il film Suburra che uscirà questi giorni nelle sale. È questo, almeno, il messaggio che sembra arrivare dalla manifestazione di ieri dei sostenitori del sindaco al Campidoglio, tra simpatizzanti e militanti Pd delusi da Renzi e da Orfini, donne e uomini che hanno gridato al complotto, alla manovra contro l’ unico che aveva davvero provato a combattere la mafia. Il fatto che, però, le carte dell’inchiesta dimostrino continuità di contaminazioni criminali tra Amministrazione Alemanno e Amministrazione Marino poco rileva. Poco rileva il completo navigare di Marino in balìa delle onde per tutto il mandato. Ormai il plot, la narrazione, è partita. Spruzza veleno qua e là, dove il là sta per Oltretevere. E si arricchisce di un nuovo feticcio del mistero, i quaderni del sindaco, compilati a inchiostro verde con dovizia andreottiana, pronti, a quanto pare, a scoprire il "vaso di Pandora" del Pd. E ci sono poi le lacrime, tante, perché non esiste eroe senza il pathos. Piangeva Achille per la morte di Patroclo. Piange Marino, «a vedere le migliaia di cittadini romani che in queste ore si stanno mobilitando con ogni mezzo». Ha pianto Alfonso Sabella («di rabbia»). E hanno avuto le lacrime agli occhi anche, a detta di Marino, dieci consiglieri Pd su diciannove contrari alle sue dimissioni. E poi arriva in soccorso parte di quel generone romano afflitto dalla caduta di quell’uomo venuto da lontano, molto naif e molto nuovo, che incarnava tanti mondi in uno, così "de sinistra" e vicino alla "ggente". Asor Rosa, Nicola Piovani e anche Sabrina Ferilli che ha promesso di ballare il tango per un’intera notte nel caso di revoca delle dimissioni. Evidentemente, non siamo ai fasti dello scudetto della Roma del 2001, quando fece un gradevole strip. A ogni vicenda il suo "voto". E questa, sì, è una storia miserella e un bel po’ noiosa. Di nuovo i buoni contro gli zozzoni ennesimo round. Peccato non si veda Roma. Troppo sullo sfondo.
Ecco a voi Ignazio martire neo professionista antimafia
Il primo cittadino fa la vittima e va per la sua strada Per il futuro punta sul pianto della lotta ai poteri forti
