Fabio Rampelli, capogruppo di FdI alla Camera ed esponente storico della destra romana. Ignazio Marino si è dimesso da qualche minuto. «Un atto dovuto – dice – Siamo alla vigilia dell’Anno Santo, abbiamo bisogno di un sindaco che al cospetto del mondo abbia il senso dell’equilibrio, sia autorevole e credibile: mi sembra che queste caratteristiche Marino non le avesse». Tutta colpa degli scontrini? «Questo è stato il colpo di coda finale, l’epifenomeno di un’amministrazione che non ha mai funzionato. Sono state fatte tante promesse ma la città è rimasta ostaggio delle diatribe interne al Pd, tra Renzi e la sua controparte romana». Rivendicate con orgoglio che il colpo di grazia è vostro. «Sì. Il nostro capogruppo Fabrizio Ghera ha fisicamente formalizzato l’esposto alla Procura della Repubblica». Marino si è riservato il diritto di ripensarci. «È la legge che gli dà venti giorni di tempo per confermare le dimissioni o verificare le condizioni di un quadro diverso. Questa norma vale per quei sindaci che ancora godono della fiducia della propria maggioranza: in questo caso, invece, siamo in presenza di assessori della sua giunta che in modo clamoroso si sono dimessi. Non vedo su quali potrebbe ricostruire una maggioranza». Siete pronti al voto? «Chiediamo elezioni subito. Per noi Roma può essere un grande laboratorio nazionale per un centrodestra che si rianima. Sarà prioritario rimettersi in gioco sui programmi e poi sulle alleanze». Con Giorgia Meloni sindaco? «Con le primarie che sono nel codice genetico nostro ma non solo. Se qualcuno pensa di decidere dal terzo piano di un palazzo dei Parioli sbaglia di grosso». E la leader di FdI che farà? «Giorgia Meloni è pronta a collaborare a questo laboratorio. Non sfuggirà al suo dovere di leader nazionale e di cittadina romana. È pronta ad accettare questa sfida ma non come candidato sindaco. Perché non si può partire con il solito balletto mediatico. Non sarebbe serio partire da qui, da chi debba fare il candidato sindaco. Certo, poi, altre candidature sul campo non ci convincono». Ad esempio? «Non ci convince la candidatura di chi fino all’altro ieri finanziava D’Alema, di una persona che non hai mai messo piede in Campidoglio in questi due anni da consigliere comunale, pur essendosi candidato come primo cittadino. Non ci convince...» ... Alfio Marchini. «Sì. La candidatura di una persona che, sempre due anni e mezzo fa, ha raccolto le firme per gareggiare e competere con Ignazio Marino per le primarie del Pd e poi ha deciso di evitarle candidandosi a sindaco solo perché l’establishment del Pd aveva deciso di puntare Marino, ritenendo che fosse migliore di Marchini. Il che è tutto dire».
Fabio Rampelli (FdI): "Ora vogliamo le primarie Non si decide nei palazzi"
Il capogruppo di Fratelli d'Italia alla Camera: "Giorgia Meloni è pronta a collaborare ma non come candidata"
