Politica

Carnefici spietati e accecati dall’odio e loro invece lo chiamano amore

Nel 2015 circa diecimila casi di persecuzioni ma è solo la punta dell'iceberg

Dall'inizio dell'anno, in Italia, sono oltre 10mila i casi di stalking rilevati dal ministero dell'Interno. L'aridità dei numeri non riesce a trasmettere il senso di terrore, ansia e insicurezza che devasta le vite delle vittime. Telefonate continue nel cuore della notte. Pedinamenti. Comportamenti ossessivi che inducono le persone offese ad avere paura per la propria vita e a modificare le proprie abitudini. Questi atti persecutori precedono spesso un comportamento violento. Proprio come accaduto ieri a Catania, dove una giovane mamma è stata uccisa dall'ex convivente, un uomo già denunciato per stalking nel 2013. Sono le donne a risentire maggiormente del fenomeno. Il Ministero spiega che solo nel 23 % dei casi rilevati le vittime sono uomini. Le statistiche vengono aggiornate quotidianamente. Quest'anno i casi segnalati sono 10.029. Lo scorso anno erano 11.834. I numeri riportati da Telefono Donna parlano di 11 mila vicende approdate in un'aula di tribunale negli ultimi due anni e di 51.079 denunce effettuate dal 2009, quando in Italia è entrata in vigore la legge contro lo stalking. Gli atti persecutori infatti diventano reato con il decreto legge n.11 del 2009. Una legge che ha introdotto questo delitto inserendo nel codice penale l’articolo 612 bis, che punisce: «chiunque, con condotte reiterate, minaccia o molesta taluno in modo da cagionare un perdurante e grave stato di ansia o di paura da ingenerare un fondato timore per l'incolumità propria o di un prossimo congiunto o di persona legata da relazione affettiva o da costringere lo stesso ad alterare le proprie abitudini di vita». Un'indagine condotta dalla Direzione Generale di Statistica del ministero di Giustizia, relativa al biennio che inizia nel 2010, rivela che Roma, con 1585 casi, risulta la città dove questo reato si verifica più frequentemente. Nella Capitale, tra le oltre 7mila notizie di reato che arrivano sul tavolo del pool di magistrati che si occupa di reati connessi alla sfera sessuale, a farla da padrone sono proprio le denunce relative agli atti persecutori. Si tratta della punta dell'iceberg. Non è facile denunciare. Bisogna andare in una caserma, in un commissariato, in un centro anti violenza, in un ospedale e raccontare le atrocità subite, gli attimi in cui la propria dignità è stata sotterrata. Per le vittime, la strada è in salita. «Nella maggioranza dei casi gli uomini che sono maltrattanti durante la convivenza continuano ad agire violenza e a volte aumentano di intensità la condotta violenta proprio quando la donna decide di interrompere la relazione» spiega Teresa Manente, legale dell'Associazione Differenza Donna, una realtà capace di accogliere nei centri antiviolenza presenti su Roma e provincia oltre mille donne all'anno, di cui l'85% è vittima di maltrattamenti e stalking. «Le misure cautelari, come l'ordine di allontanamento dalla casa familiare o il divieto di avvicinamento dai luoghi abitualmente frequentati dalla donna, non vengono sempre prontamente applicate stante la sottovalutazione della pericolosità dell'indagato – continua l'avvocato - Quando invece le misure cautelari vengono richieste scadono in molti casi ancor prima dell'inizio del dibattimento lasciando la donna priva di tutela. E' necessaria una specializzazione degli operatori coinvolti nel contrasto del fenomeno per poter prevenire le uccisioni delle donne che nella maggioranza dei casi sono preannunciate da condotte persecutorie come reazione punitiva alla scelta della donna di interrompere la relazione». Gli stalker spesso lo chiamano amore, ma restiamo sbigottiti davanti a questa forza che è osceno chiamare sentimento, che devasta vite, spinge all'omicidio, alla violenza, al suicidio.

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