Tutti scontenti. Deluso chi voleva una pena esemplare, altrettanto l’ala innocentista. Il Consiglio di presidenza di Palazzo Madama decide di sospedere per cinque giorni, con effetto immediato i due verdiniani Lucio Barani e Vincenzo D’Anna e di «squalificare» per una giornata il grillino alberto Airola. Tutti protagonisti della bagarre scoppiata in Aula al Senato venerdì scorso, quando la senatrice pentastellata Barbara Lezzi ha accusato i due senatori di Ala di averle rivolto gesti osceni e sessisti. Le sanzioni arrivano dopo una lunga riunione del Consiglio di presidenza, che, dopo aver visionato tutti i filmati, estende l’esame anche al giorno precedente, giovedì primo ottobre, riservandosi ulteriori accertamenti. Intanto c’è la censura nei confronti di un altro grillino, il capogruppo Gianluca Castaldi, e per l’intero gruppo della Lega. Ma la dura presa di posizione del presidente Grasso, che d’ora in poi userà il pugno di ferro e non consentirà più intemperanze, parole volgari e offese, perché quanto accaduto nei giorni scorsi «mina l’autorevolezza delle istituzioni», non placa gli animi e, anzi, alla ripresa dell’esame del ddl riforme, il clima torna ad infiammarsi». La capogruppo di Conservatori e Riformisti Cinzia Bonfrisco parla di pena insufficiente: «La proposta del presidente Grasso è timida, perché cinque sedute di sospensione per i senatori Barani e D’Anna non è adeguata alla gravità del fatto commesso, all’oltraggio all’Aula e alle donne italiane». Tesi sostenuta del resto in modo compatto anche dai grillini. Secondo la Bonfrisco «è intollerabile che un parlamentare delegittimi in questo modo la presenza delle donne in Parlamento, il gesto commesso tradisce un problema culturale prima che politico. Si decise giustamente di sanzionare i grillini quando tentarono di opporsi a un voto di fiducia, i gesti osceni di venerdì allo stesso modo sono un tradimento della cultura democratica. Serviva la massima sanzione. I grillini sospesi per aver gridato "onestà"? Gridare "onestà" è una cosa, fare gesti osceni a delle donne ben altra». In Consiglio di presidenza i partiti si spaccano. Ciro Falanga difende a spada tratta i colleghi di partito Barani e D’Anna, Carlo Pegorer (Pd) chiede invece la massima sanzione (dieci giorni di sospensione) per tutti. Anche grillini e Linda Lanzillotta (Pd) sono fermi nel chiedere una pena esemplare per Barani e D’Anna. Alla fine però passa la proposta di Grasso, sostenuta anche dalle senatrici Dem Rosa Maria Di Giorgi e Valeria Fedeli che sacrificano alla ragion di Stato (e di governo) la battaglia per la difesa delle colleghe grilline sostenuta da Lanzillotta e Bonfrisco. Insomma, il patto del Nazareno rivisto e reinterpretato sull’asse Renzi-Verdini è più forte che mai e si consolida nel Consiglio di presidenza del Senato. In Aula la maggioranza tiene, seppur fermandosi a quota 160, uno in meno della maggioranza assoluta, e supera indenne anche il secondo voto segreto. La battaglia però non si placa e si sposta sul regolamento, con accuse reciproche tra maggioranza e opposizioni di mettere in atto «canguri» e «gamberi». Nel mirino finisce ancora una volta Grasso, accusato di imparzialità col leghista Raffaele Volpi che esce dall’Aula e il capogruppo FI Paolo Romani che parla di «Batrocomiomachia» (la guerra tra topi e rane), per descrivere quanto sta avvenendo, lamentando il fatto che non si entri nel merito delle questioni. Tra una protesta e l’altra alla fine si vota l’articolo 6 che introduce il regolamento delle opposizioni in Parlamento, con la maggioranza che risale, toccando quota 163 sì.
Verdiniani squalificati per 5 giornate
Gesti osceni alla Lezzi: il Consiglio di presidenza sospende Barani e D’Anna Le donne Pd si oppongono alla sanzione massima per proteggere gli alleati
