Cene con fantomatici giornalisti a parte - ovviamente rimborsate dal Comune - il rapporto con la stampa del sindaco Marino si è deteriorato giorno dopo giorno fin dal suo insediamento, più di due anni fa, in Campidoglio. Eppure in principio sembrava apprezzare il certosino lavoro dei cronisti romani, primi tra tutti quelli de Il Tempo che lo ricordano sorridente e divertito, nel suo ufficio capitolino, quando gli toccò in premio una maschera da sub donata da questo giornale dopo l’alluvione che a gennaio del 2014 mise in ginocchio Roma. L’apice dello scontro con la stampa si è toccato a maggio di quest’anno dopo la pubblicazione delle indiscrezioni sulla volontà del governo Renzi di nominare un commissario che affiancasse il sindaco nel difficile compito di preparare la città al Giubileo straordinario voluto da Papa Francesco. «Non leggo i giornali, li uso per incartare il pesce», rispose stizzito alle agenzie dopo aver evidentemente dato uno sguardo ai titoli dei principali quotidiani nazionali. Una caduta di stile dalla quale Marino non si è più risollevato, congelando i rapporti con gran parte della stampa, anche quella politicamente più vicina al suo partito e perdendo di vista l’articolo 21 della Costituzione, che sancisce la libertà di cronaca e di critica. Ieri è arrivato, tramite l’ufficio stampa del Campidoglio, il monito a darci un taglio sulla storia degli scontrini che si è fatto rimborsare per viaggi e cene intorno al mondo: «Se questa campagna offensiva dovesse continuare il sindaco sporgerà querela». Offensiva, piuttosto, appare la richiesta inoltrata dai suoi uffici alla stampa. Del resto qui, come in altri giornali, si fa cronaca. E la cronaca non è fermarsi al primo sguardo. Il compito dei giornalisti è di formulare domande e cercare risposte lì dove la trasparenza - tanto sbandierata da questa Amministrazione - non dovesse chiarire ogni dubbio. Non basta andare in tv, nel caso del sindaco Marino ospite di Formigli su La7, e presentarsi con 500 pagine di ricevute, perché nessuno hai mai messo in dubbio la sua onestà e la sua correttezza. Ma se poi si scopre che Marino s’è fatto rimborsare una cena offerta ad alcuni esponenti di Sant’Egidio e la comunità di Trastevere dice che non è vero, noi dobbiamo scriverlo. Se paga con la carta di credito dei romani cene a «chirurghi di fama internazionale» e «illustri scienziati» senza spiegare al Campidoglio chi sono e per quale motivo li ha invitati a cena, noi dobbiamo scriverlo. Cosa c’è di offensivo nel fare il proprio lavoro?
Il primo cittadino chiarisca ogni dubbio
Controluce
